Satrapi e Goscinny – Uderzo
Libertà negate e un proverbiale eroe
Marco Pellitteri

La storia dell’Iran vista con gli occhi di una donna.
La saga di Asterix

Il Medio Oriente a fumetti

Il fumetto e il suo mondo sono da sempre costellati, a ogni latitudine, da molteplici quesiti, più o meno viziosi, più o meno interessanti. Chi è stato il primo autore di fumetti e dove ha esercitato, chi è stato il primo supereroe, qual è l’albo più venduto della storia. Poche delle precedenti questioni, però, possono avere la stessa importanza e riscuotere il medesimo interesse di quelle che riguardano il ruolo del fumetto dal punto di vista realmente culturale, realmente sociale. Una di queste, e non è casuale, è se il fumetto può aiutarci a comprendere meglio mondi e ambienti che, per un motivo o per l’altro, conosciamo poco e in via distorta. La risposta è sì. Può. Ne è dimostrazione evidente quel tipo di fumetto proveniente da zone nel mondo davvero misconosciute nella nostra turris eburnea occidentale. Un’opera recentemente salita alla ribalta, non certo per “moda™ ma per ampi meriti artistici e narrativi, è Persepolis dell’artista iraniana Marjane Satrapi.
Persepolis è un fumetto fuori dall’ordinario. Un fumetto autobiografico - e fin qui, si dirà, niente di nuovo. Un fumetto che però, attraverso gli occhi e i pensieri, nonché la reale esperienza di vita di una bambina, poi ragazza, poi donna, narra di temi importanti. La differenza fra l’Islam reale e le sue derivazioni più o meno fanatiche. Fra le libertà concesse e le libertà negate. I rapporti sempre ambigui con la politica di sotterraneo dominio economico da parte degli Stati Uniti. Le modifiche nella società civile in Iran: nel 1979, con la cosiddetta “Rivoluzione islamica” , il governo moderato viene rovesciato - con lo zampino degli Usa - e comincia in Iran un nuovo clima, tutt’altro che democratico. Marjane Satrapi aveva dieci anni nel 1980. Fino all’anno prima giocava sotto casa con le sue amichette, i capelli fluenti al vento. L’anno seguente era costretta a indossare un foulard sulla testa. Amici dei suoi genitori vennero progressivamente imprigionati. Molti di loro “scomparvero”.
Satrapi, con piglio talora documentaristico-giornalistico, talaltra in modo fortemente coinvolto ma sempre con grande perizia affabulatoria, racconta la vicenda del suo paese durante l’arco della propria ancora giovane esistenza. Ovviamente si tratta di un racconto, dichiaratamente, parziale, personale. Però ha il pregio di raccontarci, con linguaggio piano e un sapore grafico incisivo e lineare, fortemente espressivo nella sua semplicità, la vita sociale di una nazione e di molti dei suoi cittadini lungo vent’anni di storia contemporanea. Scusate se è poco, per un’opera prima. Prima nella carriera di Satrapi, prima soprattutto nell’appena nata storia del fumetto iraniano, un fumetto la cui origine, cioè Marjane, scaturisce da un ambiente cosmopolita, laico e democratico come quello della Francia, dove da anni l’autrice risiede.
L’opera è particolarmente indicata come supplemento narrativo, storicamente documentato, allo studio delle vicende mediorientali e come esempio di narrazione interculturale.

Recentemente disponibile anche nella bella edizione Classici del fumetto di Repubblica - Serie Oro.

Le dimensioni non contano quanto il coraggio

Ci sono personaggi dell’immaginario che nel corso dei decenni riescono a diventare universali e amati in tutto il mondo. Asterix è uno di questi. Creato nel 1959 dalla coppia di autori francesi René Goscinny e Albert Uderzo, Asterix (la cui ortografia originale è Astérix) diventa in breve tempo uno dei personaggi più famosi nel mondo del fumetto d’Oltralpe, e le copie dei suoi numerosi libri - più di trenta fino a oggi - fra le più stampate e vendute di tutta la storia del fumetto internazionale: ciascuna delle sue avventure arriva sempre a vendere diversi milioni di copie nella sola Francia.
Il segreto del successo di Asterix? Se è pur vero che i segreti sono segreti, si può dire però con sufficiente sicurezza che una delle chiavi della popolarità di questo piccolo grande eroe sta nell’umorismo spensierato, genuino, che costantemente aleggia nelle sue storie. E un’altra chiave sta, naturalmente, nel canovaccio narrativo di base, che ha reso quasi proverbiale Asterix: un piccolo villaggio gallico che, facendosi beffe della Storia, “osa” resistere all’avanzata di Giulio Cesare (avete presente il De bello gallico?).
Com’è possibile che uno sparuto gruppo di “barbari” riesca a opporre resistenza alla più invincibile macchina da guerra dell’antichità? alla più imponente e prepotente serie di conquiste territoriali del mondo antico? come può un villaggio di poche anime, che per giunta pare così pacifico e bonario, tener testa all’invadenza ottusa ma inarrestabile dei Romani? Può, grazie al druido del villaggio, Panoramix, la cui millenaria sapienza ha prodotto un magico fluido energetico che moltiplica esponenzialmente le forze di chi lo ingerisca. “così dunque che il piccolo e baffuto Asterix, insieme al nerboruto (e altrettanto baffuto, oltre che paffuto) amico Obelix e al resto degli uomini del loro villaggio, si fa beffe dei centurioni romani rimandandoli sempre al mittente pieni di lividi, frutto di scazzottate colossali - improbabili, certamente, ma a loro modo epiche.
Asterix, un fumetto che un po’ strizza l’occhio al luogo comune dello sciovinismo francese e un po’ capovolge i reali eventi storici che interessarono la Gallia durante il periodo delle conquiste di Cesare, non vuole certo essere un manuale di storia (tantomeno alternativa) e in genere non vuole comunicare profondi messaggi filosofici o ideologici. Tuttavia in esso, in nuce, ci pare sia presente un afflato politico, seppure attenuato dal sempre salace umorismo e dal dinamismo slapstick delle “scazzottate”. Un messaggio vecchio e sempre attuale, quello che indica ai Golia di tutto il mondo di non provocare il loro Davide, ché questi potrebbe godere di risorse insospettate se indebitamente vessato, o tormentato, o soggiogato. Eppure, un volta tanto, è bene che tale messaggio, che esso sia precisamente volontario o che faccia spontaneamente parte del calderone di temi e situazioni restituitici da Goscinny e Uderzo, sia pieno di umorismo e genuina spensieratezza.
La saga di Asterix, in ambito scolastico, ci pare indicata per gli studenti delle scuole elementari e medie come supporto visivo per la realizzazione di schede illustrate e ricerche sulle guerre romane in Gallia (e per effettuare riscontri documentati sulle inesattezze storiche del fumetto). Ma le avventure di Asterix sono ambientate anche altrove, ad esempio in Egitto. I docenti e i genitori hanno l’imbarazzo della scelta fra gli scaffali delle migliori librerie, reparto fumetti”

Torna indietro