tagli diretti e indiretti
Scuole in perdita
Anna Maria Santoro

Nonostante le rassicurazioni del Ministro le scuole pubbliche hanno subito tagli fino al 45%.
E l’emorragia continua con i provvedimenti di questa estate sulla legge 440.
Continua pure la politica di sostegno alle scuole private

Gli investimenti di questo Governo sulla scuola sono inferiori a quelli degli altri Pesi europei. A fronte del 6% della media europea in relazione al Pil, nel nostro paese gli investimenti sfiorano appena il 5%. Nella scuola non si investe, semmai si disinveste. Una realtà che assume connotazioni ancora più negative se si considera che il nostro sistema scolastico è interessato da una “riforma” che viene presentata come un avvenimento storico.
Il ministro Moratti, però, non perde occasione, come ha fatto nella conferenza stampa del 6 settembre, di glorificarsi per i maggiori investimenti a favore della scuola. Il Ministro, in queste circostanze, cerca di dimostrare in maniera puntigliosa che negli ultimi anni c’è stato un aumento della spesa. E in effetti è vero, l’aumento c’è stato, ma a favore di chi? Non certo delle scuole e degli alunni.
Per una corretta lettura di un bilancio non ci si può limitare ai dati complessivi. Con un’analisi delle singole articolazioni (capitoli/conti/sottoconti) si scopre, ad esempio, che nel bilancio Miur sono cresciuti i capitoli che finanziano le attività dell’apparato burocratico o, peggio, attività superflue come “consulenza psicologica, morale e religiosa”. Alle scuole, invece, nonostante l’aumento dell’inflazione, si tagliano i bilanci del 45%.
Su “VS La Rivista” n. 9 (“I costi non solo economici della legge Moratti”, pag. 5) abbiamo dimostrato come il taglio delle risorse comporti un inevitabile accentramento del sistema e non un potenziamento dell’autonomia scolastica. Ai dati pubblicati allora si devono però aggiungere le novità di questa estate. Si tratta di due provvedimenti sulla legge 440/97 e sul finanziamento alle scuole private.
I fondi per la L. 440/97 e per la Formazione (cioè per ambiti di intervento strategici per la qualità della scuola) hanno subìto con questa Legislatura tagli che sfiorano il 25%. La direttiva estiva (giugno 2005) dà complessivamente 6.818.000 euro in meno per i piani dell’offerta formativa, ma aumenta dal 15% al 20% le quote che vengono trattenute dagli uffici scolastici regionali.
(Vedi tabella 1)

Il regalo alla scuola privata

Mentre si riducono drasticamente tutte le voci destinate alle istituzioni scolastiche statali, la scuola privata beneficia di un aumento del 53;35% per il funzionamento e per il sistema pre scolastico integrato. Le cifre che seguono sono state desunte dall’allegato 7 al Bilancio di previsione dello Stato, anno finanziario 2005.
(Vedi tabella 2)

E non è finita qui perché nella Gazzetta Ufficiale n. 181 del 5 agosto scorso è stato pubblicato il decreto che aumenta di circa il 40% i contribuiti a favore delle famiglie che iscrivono i figli alle private, per un importo complessivo di 50 milioni di euro.
I tagli indiretti

I tagli che le varie finanziarie hanno apportato agli Enti locali si traducono poi in una ulteriore riduzione dei bilanci delle scuole in una catena negativa. Gli Enti locali vittime della politica dei tagli di questo Governo riducono a loro volta drasticamente il trasferimento delle risorse a favore delle scuole con grave deterioramento dei rapporti. C’è stata, così, una forte diminuzione di interventi integrativi a favore del diritto allo studio che, di fatto, non viene più garantito.
Meno funzionalità, dunque, per le scuole e meno diritti per tutti. I primi a farne le spese sono i più deboli: alunni diversamente abili, stranieri e alunni svantaggiati economicamente.
Le scuole denunciano che in passato le richieste agli Enti locali per piani acquisti, manutenzione ordinaria, borse di studio e progetti venivano soddisfatte nella misura dell’80%. Negli ultimi anni, invece, la percentuale si è ridotta al 30%.
In un recente rapporto dello Spi Cgil si legge che crollano gli investimenti sociali nei comuni a causa delle minori entrate e del patto di stabilità. Ai divari delle entrate corrispondono le marcate differenze sul fronte delle spese: il livello di spesa pro capite per interventi sociali, cultura e istruzione pubblica al sud si è praticamente dimezzato.
Per il diritto allo studio: assistenza scolastica e refezione la spesa pro-capite è di 34,33 euro al sud e di 50, 39 euro a livello nazionale.

 

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