libri scolastici per posta
Un’iniziativa discussa
Armando Catalano

L’iniziativa non ha riscosso un grande successo ed ha suscitato le proteste dei librai. Il conflitto
di interessi del presidente del consiglio anche in questa vicenda. Le misure per favorire le famiglie senza chiudere le librerie

Forse è stata seguita con una certa distrazione la vicenda della prenotazione e consegna alle famiglie dei libri di testo tramite Poste Italiane.
La storia merita di essere raccontata perché è specchio di un’Amministrazione e di una Italia che stentano ad assumere un profilo moderno e civile.
Tutto parte con una sperimentazione fatta nella sola città di Milano tramite un Protocollo d’Intesa tra il Miur e Poste italiane sottoscritto il 28 febbraio 2003, con il normale e scontato coinvolgimento della Direzione regionale della Lombardia. Si sperimenta tra luglio e settembre 2004 la prenotazione diretta dei libri da parte delle famiglie di alcune scuole secondarie di primo grado di Milano presso Poste italiane, che provvederanno a consegnarli alle stesse famiglie a casa, a scuola o nell’Ufficio Postale. Pagamento contrassegno, carta di credito o contanti; sarà possibile anche rateizzare il pagamento.
Visti gli ottimi risultati, dice il Miur - adesione del 5% delle famiglie in poco tempo - la sperimentazione viene estesa in tutto il Paese per la prenotazione per telefono o via internet.
Il Protocollo d’intesa nazionale del 9 giugno 2005 prevede che Poste italiane avvisino i Dirigenti scolastici e i Presidenti dei Consigli di Istituto, che le scuole aderiscano, che le famiglie delle scuole aderenti siano informate, che le Poste attendano le prenotazioni.

Il distributore di famiglia

Ma qualcosa non va in tutta questa faccenda. Da un lato, non va l’operazione in sé perché, per come si sviluppa, essa configura una sorta di regime di monopolio nella distribuzione dei libri a beneficio di una sola società distributrice. Dall’altro lato, non va perché le scuole alla fine di luglio del 2005 hanno aderito solo al 20% (secondo i dati diffusi dalle Poste) e l’attesa era certamente ben superiore. Tanto che le Poste scrivono alle scuole non aderenti rimproverandole, di fatto, di non aver aderito penalizzando così le famiglie che invece erano pronte a beneficiare del servizio.
Per quanto riguarda il primo aspetto (gestione monopolistica) è il “Corriere della Sera” con un articolo di Gian Antonio Stella del 27 luglio 2005 a denunciare due fatti: la distribuzione è stata affidata ad una società collegata alla Mondadori, di proprietà del Presidente del Consiglio; le librerie piccole e della provincia che vivono in larga misura della vendita dei libri di testo subiscono un grave danno economico. Non mancano, infatti, le proteste dei librai.
A questa denuncia segue una lettera sul “Corriere” del giorno dopo da parte del Ministro, che respinge le accuse di aver favorito l’azienda del suo capo politico e spiega che la scelta della società distributrice è responsabilità delle Poste. Facile la replica del giornalista: quanto meno il Miur doveva pretendere nel Protocollo lo svolgimento della gara d’appalto per la scelta della società, tanto più che questo è un campo dove Berlusconi ha molti interessi e bisognava essere più accorti nella gestione della vicenda.
Per quanto riguarda, invece, il secondo aspetto (la scarsa adesione delle scuole), la delusione delle Poste è tale che a luglio con telegramma esse si rivolgono ai Dirigenti scolastici degli istituti non aderenti (l’80%) facendo loro capire che essi portano la responsabilità della bassa prenotazione delle famiglie perché la scuola non ha aderito: si affrettassero dunque a farlo. Anche qui, ovvia la protesta delle scuole: “Se vogliamo aderiamo, se no non puoi costringerci; lo dice lo stesso Ministro nella lettera di risposta al giornalista del Corriere; e poi, come hanno accertato le poste italiane che proprio le famiglie della mia scuola sono tanto desiderose di prenotare i libri, quando invece ci risulta che l’acquisto diretto nelle librerie è ritenuto più sicuro e mette al riparo da sorprese sul prezzo e sul contenuto del libro stesso?” Un’interferenza inammissibile da cui ci saremmo aspettati una presa di distanza da parte del Ministro. Ma non vi è solo questo.

Il sostegno alle famiglie

Sul piano economico abbiamo detto: a parte il favore diretto ad una azienda del Presidente del Consiglio in carica, non è così che si rende un servizio alle famiglie volendo diminuire il peso del costo dei testi sui bilanci familiari (obiettivo dichiarato del Protocollo). Il Ministro, nella più volte citata lettera di risposta a Gian Antonio Stella, vanta un merito non suo, quello di aver erogato fondi per 103 milioni di euro per l’acquisto dei libri a beneficio delle famiglie disagiate, dimenticando di dire che si tratta di un provvedimento del precedente governo che era forse difficile da abrogare. Ma a questo siamo abituati: anche sull’assunzione dei supplenti il Ministro ascrive a suo merito l’assunzione di 60.000 Docenti e Ata che era stata programmata dai precedenti governi, sorvolando sul fatto che nel 2002 ha bloccato di quella quota altre 30.00 assunzioni.
Ma, per tornare ai libri di testo, se si volevano aiutare le famiglie si poteva ad esempio incrementare il contributo stanziato dal precedente governo facendo peraltro una politica di selezione dei contributi magari basata sul reddito. Purtroppo tale prassi, contributi alle scuole statali e selezione per reddito, è estranea a questo governo tanto che di recente ha incrementato i contributi alle famiglie delle scuole private indipendentemente dal reddito.

La fine delle librerie

Sul piano culturale ci piace richiamare l’intervento di un rappresentante dei librai ad un Convegno sui libri di testo: in mille realtà del Paese la libreria è, accanto alla scuola, l’unico “punto luce” culturale; essa vive sulle entrate dei libri di testo e senza queste entrate è costretta a chiudere; ma la chiusura della libreria comporta non solo la scomparsa dei libri di testo bensì anche dei libri di narrativa, dei libri di scientifici e di cultura in generale. Il danno è enorme per le librerie ma anche per i territori che verrebbero ulteriormente desertificati sul piano della cultura.
Meglio non si poteva dire.

 

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