Editoriale
Bisogno di dialogo
Enrico Panini
Questi mesi estivi - periodo tradizionalmente contrassegnato da calma piatta sul versante delle proposte - hanno invece registrato la dichiarata intenzionalità di più soggetti di confrontarsi realmente con la necessità di un progetto, di un programma sulle questioni che riguardano la conoscenza.
Lo ha dichiarato il candidato Presidente del Consiglio Romano Prodi, lo hanno affermato insieme o separatamente i partiti del centro-sinistra. E, fatto molto importante, questo obiettivo è stato individuato anche da parti consistenti del movimento (penso alla proposta resa nota da “Retescuole” nello scorso giugno) o da riviste prestigiose ed autorevoli come “Ecole” con la convocazione di un seminario a settembre.
Sullo stesso filone è in calendario per ottobre una iniziativa de “Il laboratorio delle riviste” che ha deciso, accogliendo positivamente una nostra proposta, di proseguire la propria elaborazione programmatica decidendo di confrontarsi con questo tema.
Un salto di qualità
Siamo molto soddisfatti di questa consapevolezza che rappresenta un salto di qualità nient'affatto scontato nell'iniziativa e caratterizza una fase diversa della mobilitazione contro le politiche del Ministro Moratti.
Consideriamo ciò anche come un risultato del percorso programmatico che - iniziato con la Convention de La Sapienza di Roma nell'ottobre 2004 e conclusosi, dopo sei mesi di discussione e confronto, con l'assemblea programmatica del Teatro Brancaccio, sempre nella capitale - abbiamo messo in campo insieme alla Cgil.
Si è di fatto aperta una fase nuova che non è costituita solo dall'opposizione ai disegni liberisti sul versante del sapere, ma che traguarda alla necessità di riannodare i fili di una riflessione e di una proposta. Impresa complessa per chi non vuole rassegnarsi ad un elenco di ovvietà, di sogni, o di accomodamento dell'esistente. Ma assolutamente necessaria.
Da parte nostra anche il Congresso, che è ormai formalmente convocato, rappresenterà un'occasione formidabile per proseguire nella nostra ricerca, così come siamo aperti a confrontarci con chiunque su un terreno per noi fondamentale.
Il Congresso della Cgil
Anche qui cogliamo un fatto positivo: il Congresso del più grande sindacato d'Europa, la
Cgil, assume nello slogan che convoca l'assise congressuale il valore del sapere (“Riprogettare il Paese. Lavoro, sapere, diritti, libertà”).
Inoltre le Tesi che verranno votate assumono ampiamente i contenuti programmatici definiti al Brancaccio offrendoli alla discussione ed approvazione di oltre cinque milioni di iscritti.
Teniamola alta questa definizione di una proposta programmatica senza precipitare immediatamente in una proposta a tutto tondo. Se così non fosse si determirebbe il rischio, da un lato, della ingegneria istituzionale, che troppo ha condizionato la precedente legislatura, e, dall'altro, dell'adattamento ad un contesto che considera come superati grandi valori sui quali si è costruito il nostro sistema.
La crisi dei sistemi
Tutti i sistemi della conoscenza sono attraversati da crisi profonde, innanzitutto da una crisi di senso se si pensa che si sono consolidati in una fase che oggi non esiste più dal punto di vista sociale, economico, della comunicazione, dell'informazione, della demografia, ecc.
Le politiche del ministro Moratti rappresentano la degenerazione di questa crisi in quanto l'affrontano eliminando la grande pratica di promozione sociale che ha caratterizzato il nostro sistema scolastico ed universitario, il mondo della ricerca, per affidare ai sistemi conoscitivi (“riformati”) la coerente traduzione di una società più separata.
Il controllo politico
Da qui nasce l'ossessione per il precocismo; il superamento dell'obbligo scolastico; la canalizzazione precoce; la separazione nell'università. Infine, la convinzione che il sapere deve essere controllato nella sua diffusione da soggetti politicamente affidabili: i diversi disegni di legge sullo stato giuridico dei docenti della scuola o dell'università testimoniano di questo obiettivo.
Individuare proposte in un contesto radicalmente mutato (ad esempio: l'innalzamento dell'attesa di vita cambia il senso stesso delle istituzioni formative) e respingere le ricette sbagliate del neoliberismo richiedono la capacità di saper promuovere una ricerca puntigliosa e di saper sollecitare una profonda e diffusa discussione.
Che ciò diventi convinzione di tanti rappresenta un fatto importante e nella giusta direzione.