La casa delle libertà e il diritto allo studio
Lo scandalo nascosto
Franco Frabboni

I grandi Paesi democratici hanno abolito le scuole speciali e inserito i ragazzi disabili nella scuola.
Questi progressi stanno per essere messi da parte.
In Inghilterra si è già tornati alle scuole speciali, in Italia alcuni killer stanno già sparando sulla scuola progressista

In quest’ultimo quarto di secolo l’inclusione-integrazione degli allievi “disabili” nelle scuole europee (del preobbligo, dell’obbligo e del postobbligo) ha brillato a lungo come una medaglia al valore - educativa e sociale - sul petto dei sistemi scolastici più democratici e progressisti del vecchio continente. Come dire, gli anni Ottanta hanno consegnato una sorta di “bollino-blu” ai sistemi scolastici più avanzati ed evoluti, equipaggiati di tutto punto per far sì che l’utenza svantaggiata non naufragasse nel mare insidioso del vicino secolo della conoscenza mediatica.
Nel 1977 il nostro Paese fu il primo a scendere in pista firmando la legge sul diritto degli handicappati all’ingresso nella scuola-di-tutti. E inaugurò questo atteso e impegnativo ballo pedagogico in compagnia di una affascinante partner - la Gran Bretagna (legge sull’integrazione del 1981) - altrettanto disponibile a danzare il valzer che valorizzava la presenza dei “disabili” nelle scuole pubbliche come risorsa relazionale e intellettuale da non disperdere: da mettere anzitutto a disposizione degli allievi cosiddetti normali. Successivamente, altre nazioni europee - pur con qualche ritardo e riluttanza - salirono sul palcoscenico per eseguire il brano musicale dell’integrazione scolastica. Le cui note annunciavano sia una piena scolarizzazione per gli allievi portatori di handicap, sia una progressiva messa in cassa integrazione (in quarantena) delle scuole speciali. Una “periferia” formativa - quest’ultima - separata, blindata e ghettizzata, alla quale da sempre veniva negato l’alfabeto della “co-costruzione” dei processi di socializzazione e di apprendimento tra le diversità: fisiche, sociali, culturali e religiose.

Il tramonto dell’eguaglianza

Qualche settimana fa la lettura di un’inchiesta pubblicata sul settimanale inglese “The Sunday Times” (The Hidden Scandal: Lo scandalo nascosto) mi ha fatto sobbalzare dalla sedia con un grido di rabbia: no, questo no! Il governo di “sua-maestà” Tony Blair ha deliberato di riaprire le scuole speciali! Con argomentazioni antidemocratiche e antipedagogiche. Fors’anche anticostituzionali e illiberali, perché sanziona il tramonto dell’uguaglianza delle opportunità formative per i cittadini del Regno Unito in materia di istruzione.
David Cameron, portavoce del Premier inglese, afferma che “la chiusura delle ultime scuole speciali in Inghilterra deve essere fermata perché queste scuole spesso costituiscono un’opportunità migliore per i bambini handicappati. Ormai la scuola è una sorta di gran premio di Formula-Uno: solo chi conquista le prime file della griglia di partenza può sperare di potere concludere positivamente la corsa. Coloro che sono relegati nelle posizioni di coda è meglio che non prendano neppure il via. Sarebbero costretti presto ai box e al ritiro. Restare nella scuola-di-tutti significherebbe per loro perdere del tempo prezioso. Meglio un precoce inserimento nei corsi di addestramento per imparare lavori di manovalanza che potrebbero dare loro ricompense psicologiche (rinforzo dell’identità sociale, gratificazione e autostima) e guadagni economici (mini-stipendio, busta-paga)”.
Fin qui il portavoce di Mister Blair. Nello stesso articolo del domenicale periodico londinese viene data voce alla dura protesta delle associazioni di genitori che difendono con i denti la scolarizzazione dei soggetti “disabili” in età evolutiva. In particolare, nelle pagine del tabloid d’Oltremanica risuona un atto di accusa contro il Governo: “quello di voler nascondere la testa sotto la sabbia”.
è doloroso prendere atto che dopo venticinque anni la nostra “dama inglese” non intende più danzare con noi il valzer straussiano dell’integrazione scolastica. Del resto, occorre riconoscere che il nostro Paese non gode oggi di molta affidabilità sul fronte degli handicappati. La causa va addebitata ad una Casa delle libertà (la libertà-berlusconiana è un vero e proprio “mistero buffo”!) che sta facendo perdere la voglia di ballare - dopo lo sfascio della Riforma Moratti - i motivi musicali che riecheggiano le note di una scuola del diritto allo studio e della qualità dell’istruzione. Per tutti.

Sotto la maschera

In altre parole, anche noi sentiamo il pericolo alle porte. Questo: che si infranga il “sogno” pedagogico di un’integrazione compiuta nella scuola-di-tutti. Sono tre i killer, inconfondibilmente di destra (antidemocratici, ariani, qualunquisti) che potrebbero spezzare il “sogno”. Per questo motivo dobbiamo sollecitamente denunciare l’ipocrisia sociale e culturale delle loro tesi per poterli smascherare e combattere. Dunque, chiamiamo sul banco degli imputati i tre nemici dell’educazione colpevoli di voler riaprire le scuole speciali.
Killer numero 1. Sotto la sua maschera compare una concezione “antidemocratica” (meritocratica e selettiva) della scuola. è quella che il “Sunday Times” chiama lo scandalo nascosto dell’istruzione. Meglio, la deriva della vita di classe. Questa deve cambiare pelle - afferma David Cameron con esplicito dispregio del diritto di tutti all’istruzione - per diventare il primo ring della competitività: la prima palestra dove gli allievi incrociano i guantoni per potere stabilire chi dovrà proseguire e chi dovrà scendere dalla pedana per fare il garzone di bottega. Un’atmosfera di cruenta rivalità tra gli allievi - questa - che non solo introduce nella classe i “disvalori” dell’individualismo-privatismo-indifferenza nei confronti dell’altro, ma produce soprattutto una sorta di terra bruciata nella quale non diventa più possibile fare crescere la pianta pedagogica della disponibilità, della cooperazione e della solidarietà. Un albero sui cui rami abitano da sempre l’infanzia e l’adolescenza “disabili”. E dai quali non intendono certo scendere.
Killer numero 2. Sotto la sua maschera compare una concezione “ariana” (apollinea e occidentale) della scuola. I nostri riflettori sono accesi su questa stagione della paura - della psicosi del sospetto, del pericolo, dell’insicurezza - dilatata a dismisura dai Governi neoliberisti e populisti che, ripudiati ormai dall’opinione pubblica, cercano dei nuovi ritorni di consenso accendendo il fuoco della discriminazione e dell’indisponibilità nei confronti delle altre etnie. Vale a dire della “diversità”. Questa micidiale slavina monoculturale - largamente indotta e inconscia (sospinta dai mass-media di Palazzo, i cui megafoni ideologizzano la seguente antropologia gerarchica della persona: il “bianco” vale molto di più del “nero”!) - potrebbe investire rovinosamente il mondo degli handicappati, lasciando nell’indifferenza e nella cecità l’eventuale riapertura delle scuole speciali: luogo apollineo della ghettizzazione monoculturale e monoidentitaria.
Killer numero 3. Sotto la sua maschera compare una concezione “qualunquista” della famiglia. A partire dai cittadini-genitori che non hanno figli “disabili”. Questo pianeta dalla crescente sordità sociale, che spesso non risparmia le cittadinanze progressiste, è stato recentemente illuminato da Fausto Anderlini in un suo Intervento sul Domani di Bologna (La scuola da buttare). Scrive il politologo petroniano: “I comportamenti di questa fauna [sono i genitori rinchiusi nel proprio privato] mi fanno pensare a una forma camuffata e particolarmente ipocrita di familismo amorale, malgrado tutte le edificanti inclinazioni verso le condizioni collettive (e solidali) per la formazione di un capitale umano socialmente inclusivo e civilmente sempre più evoluto. Lo stesso ceto medio riflessivo che tanto contribuisce a tonificare i buoni sentimenti della sinistra può rivelare inusitati comportamenti leonini quando sono in gioco i figli (propri) e il senso della potestà paterna”.
Siamo con Anderlini. Occorre al più presto tornare a parlare al Paese degli allievi “disabili” e delle loro originali risorse esistenziali e culturali. In particolare, occorre parlarne al popolo dell’Unione perché quando governerà le contrade di casa nostra non dimentichi che la scuola pubblica deve restare aperta - senza se e senza ma - a tutte le nuove generazioni. Al di là delle loro “diversità” fisiche, sociali, culturali e religiose. E dei loro rendimenti scolastici.

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