Pericolo privatizzazioni
Schiavi del mercato
Anna Maria Villari
La Direttiva Bolkestein oggetto di molte contestazioni e di un lavoro di revisione all’interno del Parlamento europeo rischia di passare senza alcun cambiamento
e ridisegnare un sistema in cui tutti i servizi sono considerati merci.
E' l’effetto di un accordo tra popolari e liberali
Per tutto il mese di luglio la contestata direttiva Bolkestein è stata in discussione nelle varie commissioni del Parlamento europeo e al Consiglio europeo.
La direttiva, come è noto, riguarda la privatizzazione dei servizi e contiene, tra gli altri, due principi che hanno suscitato molta preoccupazione: la commercializzazione di servizi essenziali come la sanità e l’istruzione e l’applicazione della legislazione del paese d’origine in servizi offerti altrove.
Nelle diverse commissioni vi era stata una discussione serrata soprattutto su questi due punti e sembrava che alcune modifiche, anche sostanziali potessero essere apportate alla direttiva, come nella Commissione affari sociali e nella Commissione occupazione. Nella Commissione affari economici e monetari la discussione sull’esclusione dei servizi di interesse generale dalla direttiva era particolarmente delicata per il valore strategico che qui assumeva.
Il tradimento dei popolari
Ma proprio qui è avvenuto un fatto nuovo, definito allarmante dalla relatrice Sahra Wagenknecht, impegnata nel presentare una proposta di compromesso sulla base dei numerosi emendamenti depositati. Essa ha inviato una lettera ai parlamentari in cui denuncia la posizione intransigente della rappresentante dei popolari in Commissione, la signora Noora Kauppi, la quale ha annunciato un accordo del suo gruppo con i liberali in virtù del quale ritira tutti gli emendamenti al testo e quindi dichiara la propria indisponibilità e quella del suo gruppo a qualunque proposta di compromesso. La cosa ancora più grave - come denuncia Wagenknecht - è che questa strategia sarà diffusa in altre commissioni e questi due gruppi forti della loro maggioranza in Parlamento faranno pressioni affinché la direttiva sia approvata senza cambiamenti.
Delle conseguenze di questa direttiva, se dovesse passare senza cambiamenti, abbiamo già parlato. Tutti i servizi diventeranno commerciabili, compresi quelli nei quali vanno garantiti diritti costituzionali come la salute e l’istruzione, senza che per i cittadini ci sia alcuna protezione. Lo Stato potrà garantire il minimo, tutto il resto andrà acquistato sul mercato. Non solo, il principio del paese di origine creerà una sorta di concorrenza sleale, perché sarà possibile - ad esempio - costituire in Italia una scuola albanese con stipendi e diritti di quel paese e non del nostro.
Insomma una giungla, dove vince il più forte e il lavoratore non ha più voce e il cittadino, ormai solo consumatore, si aggirerà tra le sirene dei migliori offerenti.
C’è una brutta aria sull’Europa, in tutti i sensi. C’è il rischio che tra settembre e ottobre quando si andrà alle votazioni finali della Bolkestein avremo anche una brutta Europa.
Di questo stesso argomento La Rivista si è occupata nei numeri 4 e 6 di quest’anno