Riti di fine d’anno
Libri di testo per quali teste?
Belfagor

La scelta dei libri di testo è un’esperienza stressante. Ma è davvero così importante adottarne uno o un altro?
Non sono forse la didattica e le strategie d’insegnamento che dovrebbero essere cambiate?

“Pir meu cori alligrari, ca moltu longiamenti sanza alligranza e joi d'amuri è statu, mi ritornu in cantari, ca forsi da dimuranza turniria in usato”. I versi di Stefano Protonotaro da Messina gli tornarono in mente spontanei allorché, seduto al tavolo della squallida sala riunioni, cominciò a prendere forma concreta lo spettro della temutissima riunione di dipartimento per la scelta dei libri di testo. La vena che lo spingeva alla riflessione sembrava non pulsare più come un tempo. La vita scolastica scorreva senza scosse, in un tran tran che non lasciava spazio a sorprese. Ma ecco che, come l'antico Protonotaro messinese, qualcosa lo aveva di nuovo spinto al canto. Era il rito, uno di quei momenti topici che illuminano la scuola e fanno sì che tornino a manifestarsi le dinamiche più durature, gli atteggiamenti più duri a morire, i tic più segreti. Qualcuno stavolta aveva proposto il cambio di un libro di testo e l’Arcidiavolo per primo ne era rimasto sorpreso. Da anni, ormai, gli angelici colleghi si erano tacitamente ma ferreamente accordati allo scopo di evitare ogni confronto reale sul merito delle rispettive strategie didattiche, e le cose sembravano funzionare: non si riunivano mai, infatti - “e a che scopo” aveva detto una volta una profumata ed elegante collega angelicata - e ognuno in classe faceva quello che voleva. Andava “tutto bene”, e se capitava, talora, di constatare che “alcuni alunni non capivano il testo…” era solo perché “non sono abituati a studiare” e quindi “c'è poco da fare”, e quel poco, comunque, non riguardava certo i libri…
Come mai stavolta era venuta fuori questa esigenza? A chi era saltato in mente di turbare l’antica pax editorialis dell’istituto? Già il fatto di aver provocato l'esigenza di convocare una riunione formale, con tanto di verbale e di decisione da motivare e da votare, era stato uno stress fortissimo. Per settimane, da quando era circolata la voce spaventosa, le angeliche colleghe scivolavano lungo i corridoi senza toccare terra, senza fermarsi neanche per sistemarsi la gonna… Guardinghe e sospettose, le si vedeva talvolta confabulare brevemente a coppie, che subito si scioglievano all'apparire di un terzo angelo. I rappresentanti delle case editrici, allertati chissà da chi, avevano cominciato uno strano andirivieni: pieni di sussiego e con i modi un po' untuosi dell’agente dei servizi segreti aspettavano sull'uscio o appostati all'ingresso della sala professori chiedendo all’improvviso: “Lei che materia insegna?”. I più, costretti a declinare così le proprie generalità, aggiungevano subito: “ma io non devo cambiare nulla”; oppure mentivano spudoratamente: “ho cambiato libro l'anno scorso”; o anche: “sto per ammalarmi, quindi…” e così via. Insomma, un inferno: sembrava di stare a Berlino Est prima della caduta del Muro, in piena guerra fredda. Sospetti, spie e agenti di potenze straniere dappertutto.
Gli tornava in mente tutto ciò mentre aspettava gli angeli in sala riunioni. Aveva vissuto quelle settimane in una specie di trance. Per la verità, la questione dei libri di testo gli era sempre stata indifferente. Veniva da una scuola di pensiero in cui l’ufficialità del libro di testo era contestata alla radice proprio per tutto quello che l’espressione “libro di testo” era venuta a significare: una specie di pensiero unico didatticamente vincolante, un segno di autorità incontestabile, di immutabilità asfissiante, una limitatezza di orizzonti culturali, un rifiuto misoneista dei risultati della ricerca più avanzata, la codificazione di un canone sempiterno cui adeguarsi.
Il suo antico rifiuto dei libri di testo che era costretto ad usare quando era studente era stato corroborato dalla scoperta di un pensiero pedagogico e assieme politico che gli avevano aperto orizzonti più ampi; mentre l’analisi dei manuali scolastici condotta per anni da una certa rivista sovversiva (“Riforma della scuola”, si chiamava) aveva confermato l’esigenza di cautela di fronte a questi strumenti, sempre legati a mode, a esigenze editoriali e di cassetta, a cordate di autori ecc.
Poi un altro approccio e la diretta esperienza delle difficoltà incontrate dai destinatari di questo tipo di testi lo aveva portato a riflettere sull’utilità e sulla necessità di fornire punti di riferimento a ragazzi e giovani cui la famiglia non aveva dato strumenti adeguati di lettura e di analisi critica.
Infine, l’avvento della “modularità” e soprattutto l’esplosione della rete, il grande magazzino culturale cui sempre più spesso i ragazzi attingevano nozioni scollegate le une dalle altre, lo avevano convinto della necessità assoluta di tornare a riflettere su modelli e addirittura canoni su cui innestare conoscenze e competenze più complesse e meno certe…
Ma il fattore decisivo era stata la constatazione che la maggior parte dei suoi allievi il libro di testo non lo acquistava nemmeno e quei pochi che lo avevano, confessavano candidamente la loro assoluta incapacità di usarlo. Era stato per quel motivo, in definitiva, se aveva cominciato ad esaminare più da vicino i libri in uso; e subito dopo aveva deciso che doveva fare qualcosa. Aveva perciò chiesto ad alcune case editrici di fornire i libri più recenti… e forse, incautamente, aveva esposto i suoi dubbi a qualche angelico collega. Doveva essere stato così che la voce si era diffusa. Solo allora, ripensando a quelle settimane di tran tran e di sospettose occhiate, realizzò con terrore che era stato lui a innescare il meccanismo infernale che lo aveva portato in quella stanza.
Si svegliò dallo stato di trance mentre risuonava la voce stridula dell’Arcangelo dirigente che chiedeva: “Allora, chi vuole cambiare i libri di testo?” Si sentì addosso gli occhi cattivi di tutti gli angeli che erano stati turbati nella loro quiete eterna. Non c’era più niente da fare. Cercò inutilmente rifugio nelle carte che aveva davanti…
Poi l’iniziale turbamento cominciò a sciogliersi e la vena sulfurea riprese a pulsare, insopprimibile, incontrollabile come ogni tratto naturale. La sua natura diabolica non poteva essere controllata più di tanto. “In realtà è un problema di didattica da cambiare, e non di libro di testo”, cominciò a dire nello sconcerto generale. “Anche i più bravi, i più diligenti tra i nostri alunni - che sono proprio pochi pochi… - hanno difficoltà di comprensione, non sono in grado di studiare un testo. è un problema di lingua, di competenze di base poco sviluppate, di scarsa abitudine alla lettura, ma anche alla riformulazione, al dialogo, alla presentazione di tesi altrui, alla capacità di argomentare, alla capacità di raccogliere informazioni attorno a un tema, alla maturazione di un atteggiamento critico che consenta di assumere ogni e qualsiasi testo come “fonte” da cui trarre informazioni bisognose di conferme o di smentite, di un vaglio approfondito… A che altro serve l’insegnamento di lingua italiana in una scuola superiore? I testi in adozione non possono sostituirsi a questa azione didattica; tanto più se sono “modularizzati”, ossia se tornano a fare quello che hanno sempre fatto: predisporre schemi mentali da seguire lasciandosi guidare da chi li ha predisposti… Ecco perché sarebbe il caso, piuttosto, di confrontarsi sulle strade da seguire, sulle strategie di insegnamento, sui problemi di apprendimento più comuni tra i nostri alunni e non sulla bignamizzazione del sapere proposta dai manuali: nessuno dei libri esaminati risponde alle esigenze di “fare teste ben fatte”; piuttosto, serve all’insegnante per “aggiornarsi” o per restare sempre uguale a se stesso…
Perché non scegliere libri veri, allora? Magari uno solo all’anno, ma letto e discusso tutti insieme”.
Aveva parlato di getto, senza badare a chi gli stava attorno. Ma a quel punto il silenzio era diventato troppo forte e lui… aveva sentito la sua voce rimbombare nell’aula spoglia. Per un attimo gli era sembrato di trovarsi altrove: in una delle sedi che per tanto tempo aveva frequentato prima di precipitare nella scuola - anzi, di “salirvi” dall’Ade dei suoi studi, dei corsi di formazione, delle conferenze, dei seminari … Alzò lo sguardo e per un attimo si sentì perso. L’Arcangelo dirigente, lesto come solo un Arcangelo può essere, approfittò per rubargli definitivamente la parola: “Che libro ha detto che adotta?”, fece senza mostrare alcun turbamento. L’Arcidiavolo si guardò attorno: angeli serafini e cherubini lo guardavano distaccati e tranquilli nel loro immoto paradiso. “Confermo quello in adozione, naturalmente” disse lui come svegliandosi all’improvviso da un sogno. Sentì un sospiro di sollievo, un alito comprensivo che lo avvolgeva. E un delicato profumo paradisiaco coprì ogni residuo di essenza sulfurea…

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