Referendum: ignoranza e astensionismo
La ricerca negata
Giorgio Venturini *
Le falsità della campagna contraria al referendum e la disinformazione
hanno fatto vincere l’astensionismo.
L’irrazionalità e le contraddizioni della legge 40 costringono al “turismo riproduttivo” e provocano pesanti ripercussioni negative sulla ricerca in Italia
E’ noto a tutti il risultato del recente Referendum per la modifica della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, svoltosi nei giorni 12 e 13 giugno 2005.
Grazie ad una pesante campagna di disinformazione e di propaganda, orchestrata direttamente dal Vaticano o da gruppi ad esso ideologicamente vicini che invitavano alla astensione, la percentuale di votanti è stata estremamente bassa, aggiungendosi gli effetti della propaganda al cronico disinteresse di larga parte della nostra popolazione nei riguardi di argomenti che vadano al di là del gioco del pallone. Curiose sono state le trionfalistiche dichiarazioni dopo-voto pronunciate dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che ha esaltato la maturità del popolo Italiano. Vale la pena di esaminare la geografia della astensione e poi riflettere sulla geografia della maturità! Sembra che questa forma di maturità si accompagni ad analfabetismo, abbandono degli studi, povertà, potere mafioso.
Tra gli aspetti più gravi di questa disinformazione ricordo due spauracchi che sono stati agitati:
- il referendum avrebbe abolito ogni normativa sulla procreazione e sulla manipolazione degli embrioni;
- i fautori della clonazione mirerebbero a produrre in laboratorio esseri umani manipolati e progettati in modo innaturale.
La falsità di queste insinuazioni è palese, se si considera che gli obiettivi del referendum erano quelli di abrogare soltanto alcuni specifici dettagli della normativa, mantenendo invariato l’impianto principale della legge e che, come vedremo meglio in seguito, nessuno dei promotori del referendum e nessuno studioso ha mai pensato di utilizzare la clonazione per scopi diversi dallo studio di nuove strategie terapeutiche, escludendo in ogni caso e condannando la clonazione a fini riproduttivi.
Gli effetti della legge 40
Ma è importante ora fare il punto sugli effetti che la applicazione di questa legge dissennata avrà nel nostro paese, da un lato sulla vita di molte coppie e di molte donne e dall’altro sulle prospettive della ricerca scientifica in campo medico e biologico.
Per quanto riguarda il primo aspetto, cito soltanto i punti oggetto dei quesiti referendari, per poi trattenermi con più attenzione sulle ripercussioni sulla ricerca scientifica in campo bio-medico.
Punti con impatto diretto sulla vita della coppia e della donna:
- è ammesso il ricorso alla procreazione assistita soltanto in caso di sterilità della coppia, se e quando ogni altro tipo di intervento abbia fallito;
- le blastocisti ottenute tramite fecondazione in vitro devono essere impiantate nella donna anche se anormali;
- in ciascun intervento di fecondazione assistita non possono essere prodotte più di tre blastocisti: in tal modo se l’impianto non ha successo la donna deve nuovamente sottoporsi a tutti gli interventi per il prelievo di nuovi ovociti;
- tutti gli embrioni prodotti devono essere impiantati;
- la coppia che ha avviato un intervento di procreazione assistita, non può rinunciare all’impianto quando sia stata eseguita la fecondazione;
- non è ammessa la fecondazione eterologa: possono essere utilizzati soltanto i gameti di coniugi o conviventi che siano ancora in vita.
Mi astengo da ogni commento su questi punti.
Effetti sul futuro della ricerca bio medica o in generale sulla salute (alcuni punti sono comuni all’aspetto precedente):
- è ammesso il ricorso alla procreazione assistita soltanto in caso di sterilità della coppia, se e quando ogni altro tipo di intervento abbia fallito. Questa limitazione esclude il ricorso alla procreazione assistita nel caso in cui uno o ambedue i membri della coppia siano portatori di geni responsabili di gravi patologie, che potrebbero manifestarsi nel figlio: bastino come esempi quelli della emofilia o della talassemia. Il ricorso alla procreazione assistita permetterebbe di impiantare soltanto l’embrione sano. L’esclusione della fecondazione eterologa impedisce inoltre il ricorso a seme di donatore non affetto dalle patologie. Questo aspetto del problema investe direttamente altri punti oggetto di quesiti:
- le blastocisti ottenute tramite fecondazione in vitro devono essere impiantate nella donna anche se anormali.
La ricerca? Facciamola fare agli altri
In generale queste limitazioni impediscono qualsiasi controllo dello stato di salute dell’embrione, obbligando all’impianto anche di embrioni gravemente anormali, destinati, in caso di andamento favorevole della gravidanza, a produrre bambini portatori di gravi anormalità. E’ paradossale, visto che la nostra legislazione permette invece l’aborto terapeutico in caso di diagnosi di anomalie dell’embrione ottenute tramite villocentesi o amniocentesi.
- Viene proibita la ricerca clinica e sperimentale su embrioni.
- Viene proibita la produzione mediante trapianto nucleare (clonazione) di blastocisti, anche allo scopo di ricerca per produrre cellule staminali.
- Tutti gli embrioni prodotti devono essere impiantati.
Questi punti nel loro insieme impediscono ogni forma di ricerca condotta sull’embrione. E’ necessario comprendere cosa si intenda con questo concetto.
Una delle più importanti prospettive di sviluppo di cure per gravi malattie che comportino distruzione o non funzionamento di particolari cellule del nostro organismo è quella del trapianto di cellule staminali. Tra i numerosi esempi di malattie di questo tipo posso citare devastanti affezioni del cervello, come il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica, le lesioni traumatiche del midollo spinale, causa di paralisi, gli infarti del miocardio, le gravi ustioni, le leucemie, il diabete etc. Queste malattie, non curabili con le terapie attuali, possono o potranno essere curate grazie al trapianto di cellule staminali, cioè di cellule capaci di rigenerare la struttura sana. Le diverse fonti possibili di cellule staminali oggi disponibili sono:
- cellule staminali adulte;
- cellule da cordone ombelicale;
- cellule staminali embrionali.
Ciascuna di queste fonti ha aspetti positivi, ma allo stato attuale della ricerca soltanto poche linee di cellule staminali sono state ottenute in modo utilizzabile per la terapia grazie alle due prime fonti.
La salute della donna
La cura delle malattie
Le cellule staminali embrionali rappresentano una fonte potenzialmente molto importante e sono attualmente al centro della ricerca di numerosissimi laboratori di tutto il mondo.
Queste cellule possono essere ottenute dagli embrioni allo stadio più precoce, cioè dalle blastocisti: microscopiche strutture ancora non differenziate che si formano dall’uovo fecondato e che, se impiantate in utero, hanno la possibilità di avviare un processo di sviluppo che porterà alla formazione dei tessuti e degli organi dell’embrione. Attualmente nei laboratori di tutto il mondo vengono utilizzate come fonte di cellule staminali le blastocisti, prodotte in seguito a fecondazione artificiale, che non siano state impiantate nell’utero della donna. La legge 40/2004, impedendo ogni forma di ricerca sull’embrione e obbligando all’impianto di tutte le blastocisti (costringendo la donna a gravidanze multiple e quindi a parti gemellari plurimi), esclude la possibilità di sviluppare in Italia questo tipo di ricerche.
Un ulteriore aspetto della legge frena lo sviluppo della ricerca e cioè la proibizione della produzione mediante trapianto nucleare (clonazione) di blastocisti, anche allo scopo di ricerca per produrre cellule staminali.
Credo sia necessario un breve chiarimento su questo punto. Le tecniche di trapianto nucleare (clonazione) consistono nel trapiantare il nucleo (portatore della informazione ereditaria) di una cellula adulta o embrionale in un uovo preventivamente privato del suo nucleo. L’uovo così ottenuto può iniziare, in assenza di fecondazione da parte dello spermatozoo, le prime fasi dello sviluppo, fino a formare una blastocisti. Le blastocisti così ottenute potranno essere una fonte preziosa di cellule staminali, che potranno avere peculiarità importanti, come ad esempio il fatto di essere ottenute usando per la clonazione un nucleo dello stesso paziente destinato al trapianto delle cellule staminali che quindi, avendo lo stesso patrimono genetico del paziente, non produrranno fenomeni di rigetto e saranno quindi ben tollerate dal paziente. In nessun caso le proposte referendarie prevedono il ricorso alla clonazione come strumento finalizzato alla riproduzione umana: l’unica applicazione prevista è quella di ottenere blastocisti come fonte di linee di cellule staminali e non destinate comunque all’impianto in utero.
Prospettive per il futuro
Ci si deve augurare che il parlamento e il governo si impegnino a quanto proclamato nel corso della campagna anti-referendaria, cioè ad una revisione della legge tale da renderla più idonea alle esigenze delle coppie e delle donne da un lato e del progresso della medicina dall’altro.
Allo stato presente sembra evidente che donne e coppie che sentano l’esigenza di ricorrere all’intervento sanitario per la procreazione assistita non potranno fare altro che ricorrere ai servizi sanitari di altri paesi, per i problemi normativi prima accennati. Trascurando infatti i problemi legati alla fecondazione eterologa, credo che nessuna donna possa accettare l’impianto di embrioni anomali o in numero superiore a quello delle gravidanze desiderate. In passato si è fatto dello scandalo sul fenomeno del turismo sessuale: ora assistiamo al turismo riproduttivo.
Per la ricerca le vie aperte sono almeno due: da un lato, l’incremento della fuga dei cervelli verso paesi con legislazioni meno vessatorie (ricordo che nel team del dott. Yanagimachi, operante ad Honolulu, che ha eseguito la prima clonazione nel topo, era presente il ricercatore italiano Maurizio Zuccotti), dall’altro, una riduzione della competività della ricerca italiana nei campi della biologia dello sviluppo e delle cellule staminali embrionali. Pur tenendo nella massima considerazione il lavoro di tanti ricercatori italiani che operano a livelli di avanguardia nel campo delle cellule staminali adulte e in quella da cordone ombelicale, non ci si può nascondere che l’esclusione dei laboratori di ricerca italiani dallo studio delle cellule staminali umane rappresenterà un grave danno culturale e tecnologico.
La legge sulla procreazione assistita conferma - se ce ne fosse stato bisogno - l’irresponsabilità e l’ignoranza di politici italiani che hanno deciso, nel nome di una asserita sacralità dell’embrione, che dall’Italia non potrà venire alcun contributo a questo fronte di ricerca, né dal punto di vista operativo e degli investimenti, né da quello delle regole, pur necessarie.
Queste decisioni, imposte grazie alla interferenza di gruppi di potere ignoranti e oscurantisti, oltre a ledere gli elementari diritti delle donne e delle famiglie, costrette a ricorrere per la fecondazione assistita ai servizi sanitari di paesi stranieri, impediscono lo sviluppo della ricerca scientifica in un campo ricco di promesse importanti per la salute umana come quello sulle cellule staminali embrionali.
Un paese che non investe per creare una base diffusa di cultura scientifica, formerà delle classi dirigenti ignoranti, incapaci di progettare correttamente lo sviluppo.
Ma forse è proprio quello che vogliono: basti pensare ai progetti di legge per la riforma universitaria o della scuola, o anche all’atteggiamento medioevale sull’insegnamento dell’evoluzionismo.
*Professore Ordinario, Dipartimento di Biologia, Terza Università di Roma