la notizia
La scuola di fronte al futuro
I giovani, la cultura e il postumano
Franco Frabboni
I cambiamenti tecnologici stanno meccanizzando l’uomo e biologizzando le macchine.
è l’epoca del postumano che deve diventare
un nuovo umanesimo. Ma vi sono alcune condizioni. L’importanza dell’accesso alle conoscenze
per avere le chiavi di lettura di ciò che sta accadendo
Un plauso al ministro Fioroni per avere acceso il segnale di stop alla riforma della scuola secondaria della Moratti, la cui “sperimentazione” simboleggia il libro/verità (leggibile da tutti) sulla natura selettiva, autoritaria e basso/culturale della sua legge 53/2003.
Una cultura
dallo sguardo lungo
Progettare una scuola che profumi di Duemila significa anzitutto attualizzare le “conoscenze” e la loro forza utopica: vale a dire, qualificare la cultura da porre nello zaino dei giovani in uscita dal sistema scolastico. Il suo sguardo non può essere strabico quando osserva - in sequenza - le sue canoniche temporalità: il “passato” (è il libro nobile dell’arte e della tecnica, dello sviluppo sociale e civile: un umanesimo colpevole anche di arroganze antropocentriche e anti-naturalistiche), il “presente” (è il libro inquietante del secolo delle globalizzazioni economiche e culturali) e il “futuro” (è il libro fantascientifico del “Postumano”: apparentemente illeggibile ad una lettura-adulta, ma già divorato dal mondo giovanile).
I Programmi/Moratti della scuola secondaria sono desolatamente presbiti sul “presente” (hanno occhi soltanto per le micro-conoscenze dell’orto leghista di casa) e tragicamente miopi sul “futuro” (hanno occhi ignoranti). Sono merce “ideologica”, perchè spacciano una squallida istruzione taglia e cuci: vengono soppressi interi periodi storici, straordinarie scoperte scientifiche, figure di filosofi-artisti-scienziati titolari di pionieristiche rivoluzioni culturali. Come dire, sono negate le forme superiori della conoscenza.
La nostra viva speranza è che i prossimi Programmi scolastici del ministro Fioroni siano soprattutto inondati di futuro: nei cui cieli già naviga a velocità siderale il mondo giovanile. Lassù trova dimora la ricerca biotecnologica che dà microfono e voce al duplice copione del Postumano: l’uomo-misto e le macchine-pensanti.
L’uomo misto
L’uomo-misto è il figlio di primo letto della ricerca sulla meccanizzazione dell’umano che sta producendo stupefacenti processi di ibridazione tra il biologico e l’elettronico, tra il corpo-umano e la macchina. Il meticciamento di umano e artificiale porta ad un corpo invaso e modificato dalla scienza. Questa, entra nei suoi tessuti e impianta “chips” (nano-tecnologie) capaci di amplificare e arricchire i circuiti della memoria, i corredi neuronali, le risorse cognitive. Non solo. I suoi microprocessori sono capaci anche di riparare e di ringiovanire i nostri tessuti organici dando credibilità ad un’antica speranza dell’uomo e della donna: il “mito” della lunga durata della vita, della sfida alla vecchiaia, dell’eterna giovinezza.
L’uomo-misto riprende l’ibridazione identitaria di quella mitologia che si è popolata di creature fantastiche e spesso terrifiche, generate dall’incrocio tra specie umana e specie animale: come le Sfingi, le Arpie, le Chimere, i Centauri, le Sirene.
Le macchine pensanti
Le macchine-pensanti sono le figlie di primo letto della biologizzazione della macchina sotto la spinta della cibernetica. L’odierna sua frontiera scientifica va oltre gli studi degli anni Ottanta sull’intelligenza artificiale, perché sembra in grado di disporre di cellule-nane capaci di evolversi per tappe evolutive in analogia a quelle “naturali” - descritte da Piaget - che vanno dal pensiero operatorio (infanzia) a quello logico-formale (adolescenza).
La linea di ricerca della funzionalità biologica delle macchine è insieme seducente e inquietante perché capace di andare oltre la digitalizzazione di procedure logiche del ragionamento: fino a portare l’“artificiale” (tramite i cyborg: macchine biologizzate) dentro ai più segreti anfratti della vita umana. Dunque, logica tecnologica e tecnologia della vita appaiono sempre più destinate a contaminarsi e a intrecciarsi in modo inedito e originale lungo i crinali della Postumanità. Tanto che si può affermare di essere al cospetto di mutamenti che annunciano all’homo sapiens (che apparve un milione e mezzo di anni fa nel cuore dell’Africa) un poderoso salto evolutivo post-darwiniano.
Dove va la pedagogia?
Queste frontiere in cammino della ricerca biotecnologica porteranno a modificare l’antropologia stessa della persona. Di qui l’appello alle scienze dell’educazione per una loro urgente scesa in campo. A tutela dell’irriducibilità-irripetibilità-inviolabilità del soggetto/persona.
Quale scienza “regina” dell’educazione, la Pedagogia non può isolarsi impassibile sul colle dell’Aventino di fronte a questi processi di contaminazione identitaria dell’uomo e della donna. La ricerca pedagogica deve quindi incamminarsi a passi rapidi verso le praterie del Postumano: dove si consuma un’avventura conoscitiva ai confini tra scienza, arte ed etica.
La nostra tesi è che il postumanesimo va inteso come nuovo Umanesimo. Dove il “post” non rinvia a una negazione, ma ad una più articolata definizione dell’umano. A patto che siano rispettate queste due condizioni. Non negoziabili.
Prima condizione.
La ricerca sulla meccanizzazione dell’umano non può avere nel suo monitor soltanto l’uomo bianco-maschio-ricco-alfabetizzato che abita l’occidente del Pianeta. Uno sguardo biotecnologico di tal fatta accentuerebbe ulteriormente sia la “forbice” della durata della vita tra chi vive al nord (più longevo) e chi vive al sud (meno longevo) dell’Equatore, sia il dominio colonialistico delle culture occidentali sui modi di pensare e di sognare delle popolazioni nere-femmine-povere-analfabete del terzo mondo. No, questa ricerca futurologica non può essere circoscritta ai territori occidentali del benessere: ai padroni del vapore del potere economico, politico e militare.
Seconda condizione.
La ricerca sulla biologizzazione della macchina non deve in alcun modo prenderci di sorpresa. Lasciando i saperi delle sue enciclopedie nelle mani di “pochi” (lobbies scientifiche, multinazionali economiche, poteri politici), dando irrimediabilmente via libera ad una diffusa indifferenza, ad un crescente analfabetismo, al disimpegno della delega.
Conoscenza, conoscenza, conoscenza
In altre parole. La Pedagogia ha il compito ineludibile - oggi - di mobilitare studenti, insegnanti, genitori e chi popola le contrade dell’educazione ad alfabetizzarsi e a capire i cieli come gli abissi di queste misteriose, seducenti, angoscianti nuove frontiere della ricerca scientifica. Solo così si potrà “co-costruire” un Postumano umanizzato da decisioni e da responsabilità collettive. Per questo, i nuovi saperi della scuola (i Programmi/Fioroni) dovranno mettere a disposizione dei giovani conoscenza-conoscenza-conoscenza.
Se le nuove generazioni disporranno delle chiavi di lettura di queste inedite sfide del cambiamento potranno avventurarsi lungo i sentieri di quell’inattuale nietzschiano nel quale l’oltre-uomo è scelta e azzardo per un mondo vitale: di senso e di significato. Nel quale sarà possibile - per l’uomo e per la donna - il rischio esistenziale dell’attraversamento delle stagioni della vita sulla zattera della diversità, della tolleranza, del possibile, dell’utopia.