libri di testo e pratiche didattiche
Bibliografia alternativa
Mirella Castagnoli

La scelta dei libri di testo pone gli insegnanti di fronte a un’offerta esorbitante, oggi condizionata dalle indicazioni ministeriali. è importante tenere presenti le proprie pratiche didattiche e ragionare sull’uso del libro e dei libri nel lavoro di classe. Il valore delle biblioteche e la sfida delle alternative

Dalla comparsa e dalla diffusione della stampa si sono consolidati due binomi fra loro non antitetici, ma complementari: libro-cultura, libro-scuola. Sono entrambi binomi pressoché indissolubili e persistenti anche in un’epoca in cui altri e numerosi strumenti multimediali contribuiscono all’informazione e all’elaborazione-trasmissione del sapere, dei saperi.
Dal canto suo la scuola si muove inoltre, e senza isocronia anche in epoca contemporanea, fra due poli egualmente grandi, egualmente irrinunciabili: Comenio e Rousseau. Comenio che assume il libro come matrice cognitiva per la didattica e Rousseau che assume “il libro della natura” per l’antropologia pedagogica.
Lascio sullo sfondo, senza svilupparli questi presupposti che però gravano sulla considerazione di cui godono il libro e la scuola e faccio subito una dichiarazione compromettente: io amo i libri, ma in genere non apprezzo i libri di testo.
Ogni anno nella stagione della scelta dei libri di testo gli insegnanti, in particolare quelli della scuola elementare (pardon primaria) si trovano ad esaminare la moltitudine di testi confezionati dalle varie case editrici (ora anche predisposti in base alle “Indicazioni nazionali” transitorie, non ancora approdate al normale iter parlamentare) oppure a cercare nelle librerie quelli più confacenti alla loro metodologia didattica e ai percorsi di apprendimento che loro stessi hanno elaborato nel proprio piano di lavoro. La normativa infatti (a partire dalle sperimentazioni previste dai Decreti Delegati, per passare attraverso la 517/77 e arrivare agli articoli 5 e 6 del Dpr 275/99) consentiva e consente di convertire la cedola libraria in materiale bibliografico e/o supporti didattici multimediali (per l’equivalente somma in denaro). Va qui ricordato che la scelta alternativa al libro di testo è stata da sempre proposta dal Mce che aveva anche prodotto una interessante “Biblioteca di lavoro” costituita da preziosi libretti di natura interdisciplinare, spesso nati sul campo, prodotti dalle buone pratiche didattiche.
Gli argomenti a sfavore del libro di testo sono innumerevoli e noti. Saltando tutto ciò che potrebbe sentire di colorita polemica come nominare “stupidario” il sussidiario, mi limiterò a citare un passo di Maragliano: “(…) il libro didattico, l’antenato dell’attuale ‘libro di testo’, nasce povero, rigido, autoritario. Se intrattiene rapporti con la stampa ‘di informazione’ è perché questa è altrettanto povera: nel linguaggio che utilizza, nel tipo di conoscenze che veicola, nei rapporti che intrattiene col suo pubblico. (…) Ma viene il sospetto che alcuni tratti del libro per l’insegnamento non siano mai entrati esplicitamente in crisi, o meglio abbiano affrontato il cambiamento mantenendo un qualche legame con questa ambigua origine. Certo, il libro scolastico di oggi ha un’immagine tutt’altro che povera: le immagini sono frequentemente a quattro colori, le pagine si contano a centinaia, (…). Tuttavia, come prodotto culturale, questo tipo di libro riflette una certa povertà, retaggio di una lunga storia” (in R. Maragliano, Didattica del libro, Edizioni Anicia).
A favore del libro di testo, anche nella tipologia di sussidiario, c’è la tranquillità che la consuetudine e la pratica consolidata danno sia agli insegnanti che alle famiglie che si riconoscono facilmente nel “noto” e nutrono sempre invece una qualche ansia per il “nuovo”.
Nella mia (ultratrentennale) esperienza di insegnante elementare ho di fatto sempre praticato la scelta alternativa al libro di testo, sia da sola che in sintonia con colleghe/i; sono quindi convinta testimone di come la scelta abbia radici nella professionalità docente, renda concreta la libertà di insegnamento e dia linfa alla coesione del gruppo docente, ciò perché è una scelta assunta talvolta con coraggio, ma sempre con responsabilità. La scelta alternativa al libro di testo richiama infatti metodologie didattiche attive, l’alternarsi della lezione frontale con il lavoro di gruppo, con la pratica della ricerca, con attività di tipo laboratoriale. E’ una scelta che dà a docenti e alunni l’opportunità di:
- introdurre nell’apprendimento/ insegnamento la metodologia della ricerca (laboratoriale);
- avvicinarsi/conoscere/usare materiale, librario e non, di qualità sul piano epistemologico, scientifico, disciplinare;
- esercitare il senso critico comparando documenti e testi diversi;
- imparare la pratica del documentarsi;
- esplicitare e facilitare i raccordi interdisciplinari;
- facilitare lo sviluppo di interessi e gusti personali;
- contagiarsi col vizio di leggere.
Se però si persevera nella lezione frontale e non si dà spazio al lavoro di gruppo e laboratoriale, se il libro di testo viene sostituito da un abuso di fotocopie, la scelta scade a routine o moda e perde le sue valenze culturali e didattiche.
La scelta dell’adozione alternativa porta con sé una professionalità che si mette in gioco, lavoro cooperativo e di laboratorio, quindi la scelta alternativa richiede un insegnamento non trasmissivo, ma attivo nella costruzione, elaborazione dei saperi e ricca varietà di strumenti e materiali.
La presenza di una buona biblioteca di scuola è certamente di grande aiuto, ma è anche vero che la scelta alternativa al libro di testo, anno dopo anno contribuisce non poco alla costruzione di una ben fornita biblioteca, videoteca di scuola. Mi riferisco sempre, e volutamente, alla biblioteca di scuola/di istituto per indicare una biblioteca costituita non solo da libri di narrativa o da film, ma anche da monografie, video, Cd-Rom, riviste, libri di storia, scienze, geografia, poesia, matematica, di varia divulgazione compreso l’arte, la musica, ecc. Non uso volutamente mai il termine “biblioteca di classe” perché è una dicitura che evoca un piccolo nucleo di libri (di solito di narrativa) per la circolazione interna alla classe, e perché la dicitura (anche quando non è “bibliotechina” tout court) mette tristezza per l’ovvia povertà della cosa. è ormai assodato che, perché ci sia biblioteca, ogni alunno dovrebbe avere a disposizione almeno un minimo di cinque libri (tanto per quantificare almeno 1.500 libri per una scuola di 10 classi); ogni classe dovrebbe essere invece fornita di dizionari, atlanti, “garzantine”, ecc., disponibili per il “pronto uso” oltre che, ovviamente, dei libri su cui via via si sta lavorando e che via via possono trovare ampliamento, arricchimento attingendo alla dotazione generale di scuola/istituto.
Ma per la biblioteca è forse opportuno rimandare ad un approfondimento a parte.
Va da sé che la scelta dell’alternativa al libro di testo comporta qualche fatica che i risultati però ripagano ampiamente e oggi, visto anche il basso profilo culturale delle “Indicazioni Nazionali”, vale più che mai la pena di fare uno sforzo.

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