editoriale

Dopo il XV Congresso
La sfida della Cgil
Enrico Panini

Gli iscritti alla Cgil, dopo il XV Congresso che si è concluso il 4 marzo scorso, hanno un motivo in più per essere orgogliosi del loro sindacato; i lavoratori della scuola possono nutrire una fiducia maggiore nelle loro ragioni; le forze politiche devono sapere che dovranno misurarsi con un progetto molto innovativo nelle sue scelte di fondo.
Non mi riferisco qui al documento congressuale sul quale si è svolta la nostra discussione che già abbiamo commentato e del quale abbiamo segnalato l’ampia centralità data ai temi della conoscenza (“Riprogettare il Paese: lavoro, saperi, diritti, libertà”). Tutti i materiali del congresso sono sul nostro sito www.flcgil.it
Mi riferisco, invece, alla relazione introduttiva di Guglielmo Epifani della quale sono riportate due frasi salienti nel box qui accanto. Una relazione centrata sulla conoscenza come chiave di volta per affrontare i gravi problemi del nostro Paese. Una chiave di volta, da un lato, per interpretare e valutare i cinque pessimi anni di Governo Berlusconi e per ribadire con nettezza la richiesta di cancellare i provvedimenti Moratti su scuola, università e ricerca. Dall’altro per indicare da dove occorra partire per riprogettare un’Italia oggi ai minimi storici in qualsiasi ambito.
Che il più grande sindacato confederale assuma queste posizioni e le ribadisca con la massima autorevolezza per bocca del proprio segretario generale rappresenta un fatto molto significativo. Segna una svolta nella politica italiana e rende improvvisamente superati approcci tradizionali e datati che ancora ci capita di ascoltare.
Gli impegni che ho ricordato sono stati tradotti dal Congresso in richieste programmatiche e costituiscono un punto di riferimento fondamentale per le nostre richieste contrattuali e vertenziali.
Due immediate conseguenze ne discendono.
La prima è relativa al tempo. La necessità di puntare alla conoscenza come risorsa per salvare il Paese e la situazione pesante che attraversano scuola, università, ricerca, afam, formazione professionale è tale che non si può aspettare. Giugno 2006 sarà il mese nel quale si metterà a punto il Documento di Programmazione Economia e Finanziaria sulla base del quale verrà poi predisposta la Finanziaria 2007. Lì occorrono scelte che indichino chiaramente la volontà di rompere con il passato sia sul versante generale sia su quello contrattuale.
La seconda attiene al grande ruolo al quale sono chiamati gli insegnanti. Ad essi infatti compete il dovere di contribuire più di altre categorie all’opera di” ricostruzione” del paese .
Esiste un dovere di tutti, naturalmente, ma a maggior ragione di coloro che trasferiscono cultura, di lasciare alle future generazioni almeno la possibilità, non il sogno o l’illusione, di vivere una vita migliore.
Ciò è compito della politica, ma nono solo. I grandi progetti vanno condivisi (non può essere diversamente) ed è anche compito di un grande sindacato coagulare tutte le energie esistenti perché ciò avvenga nel modo migliore e nei tempi giusti.
Mobilitare le persone per tale obiettivo significa anche riconoscere in concreto la loro professionalità e la loro responsabilità. A maggior ragione oggi, considerato che, dopo la cura Moratti, ci sarà da risollevare le sorti di tutto il nostro sistema di istruzione, formazione e ricerca, coinvolgendo tutti i soggetti interessati. Ma significa anche partecipare ed essere protagonisti di un processo che investe nel sapere, che lo identifica come uno degli obiettivi prioritari. Faccio solo due esempi: il lavoro per diventare utile e competitivo deve essere riqualificato e le professionalità vanno rinnovate; il livello culturale del nostro paese va elevato e va anche diffusa una cultura della legalità sostanziale e dell’uguaglianza dei diritti, principi un po’ dimenticati. Un ruolo fondamentale i lavoratori della conoscenza dovranno svolgerlo anche nella ricostruzione di un sistema di valori condivisi. Dalle scuole e dalle università, in particolare, deve alzarsi il tono del confronto per rilegittimare i principi fondamentale della nostra Costituzione, oggi profondamente offesi.
In questi campi l’azione e la responsabilità della nostra categoria non può essere paragonata a quella delle altre categorie.
Allora il problema non è chiedersi se ci sono le risorse (tema comunque serio considerato il dilapidamento messo in opera dal Governo), ma quali sono le scelte prioritarie da cui partire per attribuire le risorse.
Fondamentale, quindi, è il ruolo dei docenti a tutti i livelli e dei ricercatori. Ma altrettanto fondamentale il ruolo di tutti coloro che operano nei settori della conoscenza ivi comprese le funzioni diverse dall’insegnamento. Infatti, si tratta di costruire un clima complessivo e ciò dipende da tutti, non può essere delegato ad una parte. Le sedi della formazione sono luoghi aperti, piazze della conoscenza, e come in tutti i luoghi aperti ognuno svolge un ruolo fondamentale.
Il nostro sindacato ha una responsabilità importante anche nel campo che gli è più congeniale: le scelte contrattuali, infatti, dovranno essere conseguenti a questo grande compito nazionale di ricostruzione che la conoscenza e quanti vi operano sono chiamati a svolgere.

Torna indietro