Idee per la riforma
Marco broccati
La Conferenza di Programma del 10/11 marzo ha costituito per la Flc un appuntamento di straordinario valore, nel quale sono confluite le ricche conclusioni di un vasto dibattito su tutti gli aspetti del programma della conoscenza, che hanno impegnato la nostra intera organizzazione da ottobre in poi. Un dibattito, oltre che ricco, importante perché ha contribuito a precisare e definire l'identità politica della Flc e del progetto che la sostiene, quello di un sindacato che si propone di rappresentare tutti i settori e le figure del mondo del sapere.
I 9 punti del programma che la Flc e la Cgil offrono alle forze politiche e sociali, proposti ad ottobre, escono confermati pienamente dal dibattito, e muovono dall'idea che occorre affrontare i temi della scuola, dell'università, della ricerca, a partire dalla cancellazione delle controriforme di questo Governo, ponendosi in netta alternativa alle politiche attuali, con l'ambizione di presentarsi con una proposta politica alta, ma al tempo stessa connotata da un solido realismo.
Alcuni grandi temi hanno attraversato orizzontalmente tutta la discussione: in primo luogo la necessità di muoversi in un contesto ed una dimensione europea, di assumere a riferimento gli obiettivi qualitativi e quantitativi della strategia di Lisbona: una strategia di cui condividiamo i valori portanti, che parla di sapere come diritto di cittadinanza, di società delle opportunità per tutti, di dimensione inclusiva delle istituzioni, di un ruolo forte di responsabilità e centralità dei sistemi pubblici di istruzione e ricerca. Una strategia che, sia sul piano nazionale, sia su quello dell'Unione non è scontata e rischia arretramenti, e che va difesa come asse di valore di un'Europa della conoscenza.
Emerge, in secondo luogo, la necessità di una difesa intransigente del ruolo dei sistemi pubblici di istruzione e ricerca, nella consapevolezza che nessun privato può svolgere quella funzione di tutela dei diritti, di presidio democratico, di finalizzazione dell'istruzione e ricerca al bene comune che solo il pubblico può interpretare.
In terzo luogo si evidenzia la necessità di un ruolo forte dei sistemi territoriali e locali nel governo dei nostri settori, a maggior ragione nel quadro federalista che la riforma costituzionale sta disegnando. Nessun ritorno al governo centrale dei processi è possibile se si vuole governare la complessità attraverso l'autonomia, ed il centralismo che si riaffaccia nel nostro Paese è solo la testimonianza di una volontà politica di strangolamento delle autonomie e di controllo diretto dei sistemi istituzionali da parte della politica.
In quarto luogo dobbiamo leggere i temi dell'istruzione e ricerca attraverso un'idea di integrazione dei cicli: non è possibile intervenire su singoli spezzoni del ciclo formativo senza un'ipotesi coerente di assetto dell'intero sistema, dei suoi obiettivi, dei suoi contenuti. La battaglia per un sistema di istruzione efficace chiama in causa un'etica forte dell'intera società italiana e dei suoi modelli di comportamento, ed è dunque una battaglia dell'intera società civile; cosÏ come non si può credibilmente chiedere alla ricerca di sostenere il peso dell'innovazione della società, quella economica ma anche quella per la qualità della vita, se alla ricerca non si affiancano politiche generali e coerenti di sostegno: dalle politiche industriali alle singole politiche settoriali.
In quinto luogo il tema delle risorse, umane e finanziarie: il gap che ci separa dall'Europa è ormai enorme, e può essere colmato solo attraverso un'azione straordinaria di programmazione di risorse. La politica deve assumere questo terreno come una priorità che va oltre le contingenze di bilancio: scuola, università, ricerca devono riempirsi di giovani per poter continuare a funzionare, e il finanziamento va allineato agli standard europei.
Oltre a questi tratti programmatici si evidenziano alcuni temi-chiave che vanno assunti come obiettivi fondanti delle nostre proposte.
Il primo è la chiara consapevolezza dell'utilità sociale dei sistemi di istruzione e ricerca, sistemi dedicati alla società, che per poter funzionare in modo efficace ed equilibrato devono incorporare come asse portante il trinomio programmazione-autonomia-valutazione; programmazione perché garantisce la finalità dell'istituzione, autonomia perché l'istruzione e la ricerca sono geneticamente incompatibili con gerarchie forti che mutilano la libertà, valutazione perché istruzione e ricerca devono rendere conto alla società del loro risultato, e perché solo con la valutazione trasparente si difendono le ragioni dell'autonomia, che potrebbe viceversa scadere nell'autoreferenzialità.
Il secondo tema chiave è la qualità dei sistemi: difendere il ruolo del pubblico significa vincere la sfida della sua qualità; questa sfida non è vinta, e negli ultimi anni sembra anzi mostrarsi un arretramento. E allora programmazione, autonomia, valutazione, ma anche la necessaria revisione dei sistemi di governo delle singole istituzioni, fortemente burocratici, accentrati e non partecipativi; anche una rinnovata attenzione agli strumenti di attuazione di un vero diritto allo studio universale; anche un profondo mutamento delle politiche del lavoro: un precariato enorme è nemico della qualità, e va superato. Occorre ridare riconoscimento sociale ed economico, e una nuova dignità, agli operatori della conoscenza se si vuole riconoscerne la centralità come figura sociale.
Terzo tema-chiave è la centralità dei processi di apprendimento: un rovesciamento del paradigma tradizionale che metteva al centro il processo di insegnamento. La formazione critica, inclusiva, di qualità che vogliamo parta dall'attenzione alla persona, ai suoi bisogni, talenti, necessità: un punto di vista che carica la funzione docente di una straordinaria responsabilità.
Il quarto e ultimo tema-chiave è quello della democrazia e partecipazione: istruzione e ricerca sono sistemi vivi, la cui ricchezza è rappresentata dalle persone che li animano. Responsabilità, autonomia, creatività prosperano solo in una comunità di pari che si riconoscono e condividono la grande sfida dell'educazione dei giovani, delle frontiere dell'innovazione, dell'essere cuore pulsante della coscienza civile. Questo è il luogo nel quale la democrazia diventa ragione quotidiana di esistenza.
Una discussione forte, impegnativa: una discussione che abbiamo affrontato nella consapevolezza di uno sforzo che serve non solo a noi, ma a ridefinire l'identità di un lavoro essenziale per l'intero Paese. |