I figli dei separati
intervista a Anna Oliverio Ferraris

Uno studio basato sulle testimonianze dei figli dei separati. L’Autrice riesce a individuare, per bocca dei protagonisti, i principali problemi che un divorzio o una separazione creano su bambini e ragazzi. Indicazioni su come si dovrebbero comportare gli adulti

Il divorzio e le sue ripercussioni sui figli, questo è il tema che Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dell’età evolutiva all’Università “La Sapienza” di Roma, affronta nel suo libro appena uscito in libreria con il titolo Dai figli non si divorzia (Rizzoli, Milano, 2005). Ricco di molte novità, in molti casi davvero sorprendenti, lo studio si basa sulle testimonianze dei figli. Si riescono così a individuare i principali problemi che un divorzio o una separazione creano su bambini e ragazzi e quindi a offrire indicazioni su come, in questi casi, si debbono comportare i genitori, gli stessi figli e le persone che stanno loro attorno.
“Qualche anno fa - dice Anna Oliverio - tutto questo non sarebbe stato possibile perché i bambini erano piccoli. Adesso sono grandi quindi sono in grado di lanciare uno sguardo retrospettivo alla loro vita e di farci capire quali sono stati i significati di questa esperienza, se li ha condizionati e fino a qual punto, se sono diversi dagli altri, se hanno speranza nel futuro, nei rapporti di coppia”.

Cominciamo dagli inizi. Una coppia si separa, cosa succede?
Una separazione è un momento non facile, ma il tutto è reso più difficile dal fatto che molti hanno difficoltà a separarsi in maniera civile. Nella maggior parte dei casi che ho esaminato la separazione è avvenuta in maniera drammatica. Chi invece riesce a separarsi in maniera civile influisce meno traumaticamente sui figli. I quali, è bene dirlo subito, all’inizio non vorrebbero mai che i genitori si separassero, ma poi accettano la situazione se vedono che questa scelta, per loro dolorosa, migliora i rapporti e allenta le tensioni nella famiglia. Per questo nei vari capitoli si parla del buon divorzio e del cattivo divorzio.

Può esistere anche un buon divorzio?
Tra i figli, anche quelli che hanno vissuto il divorzio come un colpo, come una frattura profonda, il 72% ammette, a posteriori, che quanto è successo era inevitabile e che è giusto che sia stato fatto. La cosa più importante, però, è che i genitori che si dividono finiscono, sì, di essere marito e moglie, non dovrebbero però finire di essere genitori. Questo è uno dei punti chiave che è emerso del mio studio. Bisognerebbe facilitare al massimo l’accesso ai figli ad entrambi i genitori. Per questo l’ideale (anche se non sempre realizzabile) sarebbe, da un punto di vista legale, un affidamento congiunto, il che non significa che i figli debbano dividersi a metà ma che alle decisioni importanti che li riguardano debbano partecipare entrambi i genitori. Altrimenti il genitore non affidatario rischia di essere marginale e può sottrarsi alle sue responsabilità. L’idea è questa: si rimane genitori anche se non si è più una coppia. Debbo dire che a volte gli avvocati, che tendono a ottenere il massimo dall’altro coniuge, non si preoccupano di questi aspetti. Invece bisognerebbe mettere al primo posto il benessere dei figli. La visione dello psicologo è un po’ diversa da quella dell’avvocato matrimonialista che è contento se riesce a far “vincere” il proprio cliente, con il rischio però di rendere il rapporto tra i genitori più difficile e più teso.

E qual è il cattivo divorzio?
Il cattivo divorzio è quello dove le ostilità continuano anche dopo la decisione di separarsi. Perché il divorzio dovrebbe avere lo scopo di allentare le tensioni e superare i conflitti. Invece tensioni e conflitti, per vari motivi, possono continuare. Spesso, specie per uno dei due, il divorzio psicologico può avvenire dopo il divorzio legale e quindi ci possono essere per lungo tempo sofferenze e conflittualità di vario genere: ci può essere il genitore che si affida completamente ai figli e rinuncia al suo ruolo, che si aspetta che il figlio si comporti da terapeuta nei suoi confronti… E poi ci sono tutte le strumentalizzazioni: penso al bambino usato come messaggero, come informatore, come arma di ricatto. A volte i bambini sono costretti a mentire, a non dire che sono stati bene in vacanza con il padre altrimenti la madre si dispiace e così via.
Insomma dal mio studio risulta che l’ottimo sarebbe che la famiglia divisa restasse pur sempre una famiglia rispetto ai doveri nei confronti dei figli. E che le tensioni finissero e iniziasse una fase di collaborazione… Ora che le coppie che divorziano sono in aumento, è urgente imparare a divorziare.

Questo vuol dire che una famiglia non divisa è l’ideale?
L’ideale è non rompere ai bambini i loro legami, il loro attaccamento con le persone con cui sono vissute sino ad allora. Nella nostra società si va verso una pluralità di strutture famigliari e sarebbe irrealistico considerare la famiglia tradizionale come il modello ideale. Ci sono famiglie con un unico genitore, ricostituite, adottive, allargate che comprendono vari parenti, adesso ci sono anche la famiglie gay. E’ molto importante tener presente che un figlio può accettare qualsiasi tipo di famiglia, anzi risulta così da tutti gli studi: un bambino accetta quello che trova fin dalla nascita. Se vive in una famiglia poligamica o allargata o mononucleare o nucleare o ricomposta con tanti fratelli o pochi fratelli gli va bene tutto. L’importante è che ci sia un clima di serenità, non ci siano grosse conflittualità o cambiamenti traumatici improvvisi perché questo lo stressa moltissimo. E soprattutto lo stressa la separazione dalle figure con cui si è sviluppato un legame di attaccamento. Questa è la questione essenziale.

In questi casi sono gravi le conseguenze della separazione?
Negli Stati Uniti, in California, c’è un “Centro per le famiglie in cambiamento” che lavora da circa trent’anni seguendo i figli dei divorziati. La stessa coordinatrice del Centro, Judith Wallerstein, riconosce nei suoi scritti di avere inizialmente sottovalutato le conseguenze del divorzio. Invece, seguendo le vicende dei figli separati si è accorta che il divorzio può creare sofferenza e che su queste cose non bisogna essere troppo faciloni perché l’ottica di un figlio è completamente diversa da quella di un genitore. Una coppia decide di separarsi e ha una visione complessiva del fatto ma il figlio ha una visione diversa, che riguarda molto la sua condizione.
Ora, quando questo accade, l’importante è aver presenti sempre le esigenze dei figli, in modo che essi non perdano la fiducia nella vita e nei rapporti sentimentali, in modo che non sviluppino un’ostilità nei confronti dell’altro sesso oppure rinuncino a formare una vita di coppia e una famiglia. Proprio rispetto alla fiducia nel rapporto di coppia, i figli dei separati si dividono all’incirca a metà. Alcuni dicono che malgrado la loro esperienza non hanno perduto fiducia nella possibilità di ricostituirsi un rapporto stabile nella loro vita, sostengono che si può imparare anche dal negativo. L’altra metà - sono i casi peggiori - sostiene invece di non aver fiducia nell’altro sesso, di non volersi sposare mai, non voler rifare l’errore che hanno fatto i propri genitori.
Questi atteggiamenti diversi derivano sia da una reazione individuale, sia da come è stata vissuta la separazione. Ovviamente le persone sono diverse per temperamento, quindi lo stesso colpo può generare contraccolpi diversi. Tuttavia, in generale, si può dire che un divorzio costringe i figli a misurarsi su questi aspetti, mentre nei casi in cui una famiglia riesce a vivere felicemente la propria unione i figli possono anche non pensarci per niente.
Insomma, il danno maggiore per i figli è che essi sono costretti e spostare la loro attenzione sui problemi degli adulti e questo sottrae tempo ed energie alla loro spensieratezza. Nei primi tempi può provocare anche problemi scolastici perché i bambini sono angosciati da quello che sta succedendo in casa.

Qual è l’atteggiamento dei figli nei confronti del nuovo partner del genitore?
Varia molto. C’è chi all’inizio vive una gelosia. Ma c’è anche chi vive il nuovo partner come una liberazione; per esempio la mamma che ha trovato qualcuno ha un nuovo obiettivo su cui concentrarsi e può essere più serena, meno assillante e possessiva. Perché un genitore può diventare un peso per un figlio e il figlio può divenire un ostaggio del genitore unico.
La nascita di un fratellastro può essere presa male all’inizio soprattutto quando questo fratellastro è all’esterno: allora il figlio può avere l’impressione che il padre (o la madre) sempre di meno penserà a lui, il che è anche in parte vero. Molto però dipende dalla personalità del nuovo partner. Meglio se è una persona non invadente, simpatica, che riesce a mettersi bene in relazione con il figlio del partner, che sa aspettare, che non pretende di svolgere da subito il ruolo di genitore. Certo è che sono tutte cose che i figli subiscono, che loro non scelgono.

Diamo allora qualche consiglio concreto ai genitori che si trovano nella situazione di doversi separare…
I genitori, se sono preda delle loro ostilità, debbono appoggiarsi a una persona che possa mediare. Non bisogna raccontare bugie ai figli - papà è in viaggio, mamma è da un’amica…- perché poi questi perdono fiducia negli adulti e perché possono lavorare di fantasia e pensare che papà o mamma sono morti o cose di questo genere con un aumento notevole delle loro angosce. Occorre invece che i due genitori, sia l’uno che l’altro, spieghino la decisione di separarsi e subito rassicurino i figli che il rapporto con loro resterà inalterato.
Molto importante è dire che loro non c’entrano, perché, specie quando sono piccoli, i bambini possono egocentricamente pensare anche di avere avuto un ruolo nella separazione. Inoltre molti bambini non smettono di sperare che i genitori si rimettano insieme, per cui se i due sono convinti debbono essere decisi nel dirlo. Purtroppo questo non è sempre possibile, perché a volte uno dei genitori subisce il divorzio e allora spera di riconquistare l’altro grazie all’azione del figlio. Però ciò crea una serie di tensioni nei bambini, che si sentono colpevoli se la cosa poi non riesce.
Una delle situazioni peggiori pare essere quella della mamma che se ne va di casa. E’ più facile fronteggiare l’uscita di casa del padre. Quando è la madre a decidere di lasciare i figli, il senso di abbandono è molto forte. Questo perché la madre è il primo “oggetto” di attaccamento e nessun figlio pensa di poter essere lasciato dalla propria madre. Se è il padre che caccia la madre è un altro discorso, ma se è la madre stessa che mostra insofferenza, lascia la casa e se ne va a vivere da sola, questo crea nel figlio maggiore tensione.
Comunque un altro avvertimento è quello di non cercare di vendicarsi dell’altro attraverso i figli oppure di dipingere l’ex partner in maniera negativa, perché i figli hanno bisogno di avere una immagine positiva dei entrambi i genitori: nessuno vuole avere un genitore di cui vergognarsi. Qualcuno lo fa per attirare il figlio dalla sua parte, per avere la sua solidarietà o per “vincere” sull’altro, ma dovrebbe pensare alla sofferenza che può provocare nei figli.

Possiamo tentare di dare qualche consiglio ai figli dei separati, ragazzi o adulti?
I figli, anche quando sono adulti, hanno spesso dei sensi di colpa nei confronti dei genitori perché talvolta si sono schierati per l’uno o per l’altro. Oppure possono avere dei risentimenti nei confronti del genitore da cui si sono sentiti abbandonati. Per prima cosa i figli dei separati, specie se adulti, debbono pensare ai genitori come a delle persone normali, simili a loro e a tante altre, che hanno una loro vita sentimentale e le loro difficoltà e non dei superuomini o superdonne a cui non è concesso di sbagliare. Occorre anche che sappiano comprendere la complessità della personalità dei genitori e delle situazioni in cui sono venuti a trovarsi, che cerchino di mettersi dal loro punto di vista e, a distanza di tempo, anche di perdonarli. E poi non generalizzare la propria esperienza, non credere che quello che è successo ai loro genitori debba succedere a tutti, loro compresi. Insomma bisogna non lasciarsi condizionare dai fatti contingenti. L’adolescente tutto questo può anche farlo, se si impegna, un bambino no, però può essere aiutato da chi gli sta intorno.
Alla fine del libro dài ai figli dei separati tre indicazioni specifiche per uscire dal vicolo cieco…
Sì, è un po’ una sintesi di cose già dette. Un primo passo è capire che mamma e papà hanno fatto quello che era nelle loro possibilità: hanno fatto quello che potevano fare in quel momento e in quel frangente. Un secondo passo è accettare che il proprio genitore non sia soltanto genitore ma abbia anche una vita sentimentale, sessuale e così via. Un terzo passo consiste nel vedere i genitori come sono adesso e non sovrapporre a quella attuale l’immagine di un tempo, all’epoca della separazione oppure prima quando regnava l’accordo, perché ognuno di noi può evolvere e cambiare. Evitare quindi di portarsi dietro l’immagine o il rimpianto di un genitore che di fatto non esiste più.

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