i pilastri di un programma scolastico
Le onde del pensiero
Franco Frabboni
Metaconoscenza, Ambiente,
Relazione, Estetico,
i grandi assenti delle Indicazioni nazionali, sono le medicine efficaci
per lo sviluppo del pensiero plurale
Apriamo con un punto di domanda. E’ possibile un consumo “critico” dei Programmi scolastici (le Indicazioni nazionali per i piani personalizzati) elaborati dal Ministero dell’istruzione per la scuola dell’infanzia, per la scuola primaria e per il comparto della scuola secondaria di primo e di secondo grado? Forse. A patto di mettere a disposizione della scuola di questo ventunesimo secolo quattro medicine particolarmente efficaci per lo sviluppo del pensiero plurale. Le incorniciamo nella metafora del mare-mediterraneo riconosciuto dalla letteratura internazionale culturalmente “non-inquinato”, perché simbolo del pensiero meridiano, solare, riflessivo: mille miglia lontano dal pensiero unico generato dai saperi nozionistici, assiomatici, surgelati.
Sulle quattro onde blu di questo Mare - acronimo di Metaconoscenza, Ambiente, Relazione, Estetico - è possibile raggiungere le spiagge di un’istruzione organica e critica. Vale a dire, una scuola che conteggi nutrite e diffuse cifre sia di saperi costruttivi e generativi (Metaconoscenza), sia di saperi caldi”e “freschi-di-giornata”, raccolti direttamente nel territorio naturale e sociale in guisa di aula didattica decentrata (Ambiente), sia di saperi nutriti di “ascolto” e di “dialogo” con gli allievi (Relazione), sia di saperi disseminati di linguaggi “artistici” e “creativi”(Estetico).
Su il sipario, per dare voce a queste quattro onde del pensiero - se si vuole: quattro medicine formative - capaci di condurre sulle spiagge della mente plurale dove non ha accesso la dispersione intellettuale che trova dimora nei sistemi scolastici che alimentano la “sordità” cognitiva nei confronti delle forme superiori della conoscenza: l’analisi, la sintesi, la applicazione, il metodo, l’ intuizione e l’ invenzione.
Le intelligenze
Prima onda del pensiero: Emme come Metaconoscenza. Questa efficacissima medicina cognitiva ha il pregio di rimettere in circolazione - sia negli statuti disciplinari, sia negli statuti interdisciplinari - le “intelligenze” che risultano marginalizzate e residuali nelle Indicazioni nazionali (i Programmi del ministro Moratti).
Intendiamo dire che negli statuti disciplinari vengono per lo più confinati in un angolo i dispositivi cognitivi ermeneutici (i punti di vista interpretativi), investigativi (la scoperta delle conoscenze) e generativi (la produzione di nuove conoscenze). Parimenti affermiamo che negli statuti interdisciplinari vengono per lo più confinati in un angolo i dispositivi cognitivi intuitivi ed euristici tanto da spegnere sul nascere le forme di autoapprendimento, di trasgressione cognitiva e di creatività che premono sul fronte delle motivazioni e degli interessi degli allievi.
Gli alfabeti
Seconda onda del pensiero: A come Ambiente. Questa efficacissima medicina cognitiva ha il pregio di popolare l’istruzione scolastica degli “alfabeti” raccolti direttamente nel mondo naturale (parchi, ecosistemi) e nel mondo socioculturale (la città). Le conoscenze interiorizzate a contatto con l’Ambiente - marginalizzate e residuali nelle Indicazioni nazionali - portano nel serbatoio della macchina della mente un carburante “critico” che assicura vitalità, curiosità e autonomia intellettuali.
Questi, i punti-qualità che la scuola può accumulare se si apre al territorio (naturale e sociale) a lei viciniore. Sono “punti” di grande innovazione del proprio modello formativo, perché l’Ambiente (a) attiva il principio della motivazione (la curiosità) e della partecipazione attiva (il fare) dell’allievo nella scoperta dei “perché” e della loro risposta (che sono alla sua portata sia linguistica sia logico-formale); (b) rispetta i ritmi-tempi individuali, l’apprendimento “su-misura”; (c) assicura il rispetto della progressione graduale delle conoscenze; (d) permette all’allievo di verificare direttamente i saperi acquisiti (l’Ambiente offre una retroazione immediata, informando lo scolaro sulla “correttezza” delle sue interpretazioni); (e) permette di non scindere mai il momento dell’istruzione da quello dell’educazione, proprio perché l’allievo viene coinvolto integralmente (emotivamente, socialmente, affettivamente) nell’avventura cognitiva.
La relazione interpersonale Terza onda del pensiero: Erre come Relazione. - Questa efficacissima medicina cognitiva ha il pregio di popolare l’istruzione scolastica di dinamiche interpersonali cosparse da un clima socioaffettivo positivo (tollerante, gratificante, identitario). Le conoscenze che l’allievo incontra in una classe dal denso traffico relazionale - di questo “clima” non c’è traccia nel monitor delle Indicazioni nazionali - portano nel serbatoio della macchina della mente un carburante “emotivo” che assicura vitalità, curiosità e autonomia intellettuali.
La Relazione è la fidanzata naturale di una scuola dove batte il cuore. La pagina ingiallita dell’album dei ricordi della scuola tradizionale documenta l’immagine sfuocata di uno scolaro e di una scolara che mentre entrano a scuola sono costretti a lasciare i loro cuori - i loro affetti, i loro sentimenti, le loro emozioni - fuori dal suo portone d’ingresso. Con questo pessimo risultato: raramente trova ascolto e dialogo, in classe, il mondo interiore e underground dei ragazzi, spesso nascosto perché privo di parola. Quindi, le loro pulsioni vitali, le loro energie disordinate, i loro slanci esistenziali sono tacitati nel silenzio.
La creatività
Quarta onda del pensiero: E come Estetico. Questa efficacissima medicina cognitiva - trascurata e considerata residuale dalle Indicazioni nazionali - ha il pregio di inondare l’istruzione scolastica di linguaggi espressivi, artistici e creativi. Se i Programmi didattici sono diffusamente “colorati” di Estetico (negli atelier e nei laboratori dove si possono liberare i linguaggi dell’arte) portano nel serbatoio della macchina della mente il carburante del “gusto” e della “sensibilità formale” che assicura vitalità, curiosità e autonomia intellettuali.
Il traguardo culturale e cognitivo dell’Estetico porta il nome di creatività. Troppo spesso la scuola “balbetta” rimozione e censura nei confronti di un curricolo colorato di immaginazione e di avventura culturale. Preferendo quello “imbrattato” da un’istruzione pedantesca che relega in soffitta i linguaggi musicali, grafici, mimici, iconici, manuali e motorici. La creatività a cui viene data abitualmente ospitalità è la parodia, la controfigura di qualsivoglia grammatica dell’immaginario e della fantasia. Quali le cause di questa sua identità caricaturale nella scuola? Ci sembra di potere rispondere che sul banco degli imputati va chiamata proprio la scuola nozionistica, enciclopedica e trasmissiva che sogghigna nei Programmi della Moratti. Il suo è un modello verbalistico e libresco del fare-scuola che ha quale suo inesorabile rovescio della medaglia il confinamento-declassamento dei linguaggi espressivo-creativi al ruolo occasionale di esperienza compensativa, di stampella di sostegno. Confinati nel risibile compito di “disintossicare” lo stress mentale prodotto durante l’istruzione ufficiale, che indossa per l’appunto gli abiti cognitivi usciti della sua sartoria nozionistico-enciclopedica.
Cosicché, i linguaggi artistici, anziché farsi oggetto di competenza logico-immaginativa (in quanto “lente” per potere guardare-capire-sognare il mondo), vengono relegati - in guisa di Cenerentola - ad accudire la bassa cucina dell’intrattenimento degli allievi negli spazi break dell’insegnamento ufficiale. Tanto che all’ Estetico vengono fatte indossare le vesti giullaresche del clown, con il compito di distrarre gli allievi - per qualche attimo - dalla cultura ufficiale: portandoli temporaneamente in groppa alla fantasia prima di riprendere posto nel banco in attesa del rintocco canonico delle ore disciplinari e delle lezioni frontali che occupano il mediocre palinsesto dell’istruzione scolastica prescritta dal Governo del Polo. |