Sviluppo e strategie formative
La scuola vissuta
Carmela Covato

A partire dall’analisi del ruolo svolto dalle istituzioni scolastiche nella vita sociale, è possibile- se non ci si ferma ad una lettura solo istituzionale degli eventi- ricostruire la storia dell'identità sociale e culturale di un intero contesto nazionale, far affiorare il rapporto fra politiche dello sviluppo e strategie formative agite dai ceti dirigenti e, allo stesso tempo, prendere in esame il complesso legame fra i processi di modernizzazione ed il permanere di forme irrisolte di disuguaglianze educative.
Che la storia della scuola non possa essere ricostruita solo guardando alla sua dimensione ‘ufficiale’- rappresentata dalle leggi, dagli ordinamenti e dai programmi- è ormai un'acquisizione indiscussa nella più recente realtà storiografica del settore. Fare la storia della scuola, grazie anche al radicale ripensamento dell'idea stessa di passato maturata nella coscienza storica del Novecento, significa sempre di più tentare di ricostruire che cosa accadeva veramente nelle aule scolastiche, dal punto di vista della prassi didattica, dell'identità sociale degli alunni, delle differenze di classe e di ‘genere’ e, infine, del ruolo svolto dagli insegnanti e delle loro esperienze reali ricostruite a partire, laddove questo sia possibile, dalle loro testimonianze dirette. Da questo punto di vista, dunque, è possibile ripensare la storia della scuola anche prendendo in esame la vita di una singola istituzione legata ad un preciso territorio, riscoprire la materialità educativa studiando i quaderni o i registri di classe del passato o, ancora, dando voce, attraverso le testimonianze orali, ai vissuti degli alunni e dei docenti.
E' possibile anche fare la storia della scuola attraverso un dialogo.
E' proprio questa l’avventura conoscitiva intrapresa da Alberto Alberti e Paolo Cardoni, entrambi qualificati esperti del mondo della scuola i quali, pur appartenendo a generazioni diverse, si sono impegnati con analoga intensità in una lunga opera di innovazione e di ‘militanza’ pedagogica che, soprattutto a partire dagli anni Settanta, ha dato loro occasione di avviare importanti percorsi comuni (basti citare l'esperienza condivisa, sia pure in momenti diversi, nella redazione della rivista “Riforma della scuola”, diretta, fra gli altri da Dina Bertoni Jovine, Mario Alighiero Manacorda e Lucio Lombardo Radice, o la condivisione del progetto dei “Quaderni di Piazza Dante”, un significativo progetto legato alla raccolta di testimonianze archivistiche, documentarie e orali sulla realtà scolastica della città di Latina dagli anni Trenta in poi - la città nasce nel 1932- e sul contesto educativo e sociale dell'Agro pontino).
Come si legge nell’Introduzione al volume, (Scuola Politica Pedagogia, Valore Scuola 2004), per gli Autori l'idea di scrivere un libro sulla storia della scuola italiana, dagli anni quaranta fino al 2001, nacque proprio dal comune percorso intrapreso nei confronti di una radicale riforma del sistema scolastico e di una ridefinizione della funzione emancipativa della diffusione dell'istruzione.
Emerge così “una riflessione politica più legata all'attualità e la ricostruzione più distesa di avvenimenti temi e discussioni solo apparentemente più distanti dall'oggi” (pp.6-7).
In questo dialogo serrato costruito su un'intervista che ripercorre quasi sessanta anni della storia della nostra scuola, dei problemi, delle prospettive e delle battaglie condotte per il suo rinnovamento, Paolo Cardoni (l’intervistatore) appare soprattutto animato da un desiderio di sapere che vada oltre l'esperienza, pure intensissima, vissuta in prima persona; mentre Alberto Alberti (l'intervistato) offre con il suo racconto una testimonianza legata alla sua biografia e, insieme, una riflessione su una storia più generale, di cui è stato in più occasioni e con diversi rilevanti ruoli associativi e istituzionali, protagonista o testimone privilegiato. Si deve proprio a questa singolare scelta di una narrazione costruita su di un dialogo, la possibilità di uscire dai confini del già noto o dai limiti di anguste trattazioni manualistiche.
Il volume in forma di dialogo si apre con i ricordi di scuola di Alberto Alberti nella sua veste di un alunno nato in Sicilia nel 1933, in un piccolo paese Casalvecchio che fu cancellato dalle carte geografiche dal 1929 al 1940 perché sacrificato da alcuni potenti gerarchi fascisti all'espansione del vicino centro di Santa Teresa.
“Io figuro nato in questo grosso centro - ricorda Alberti - ma la mia infanzia e la mia educazione si svolsero tutte in quelle quattro case di Casalvecchio. Fui un alunno normale, normalissimo, fino alla quinta, quando, a maggio, prima di prendere la licenza, mi mandarono a Messina a fare l'esame di ammissione alla scuola ginnasiale, che al mio paese non esisteva.
Domanda: Forse è il caso di precisare: non era già scuola media?
R: Si era media, ma ancora la chiamavamo indifferentemente “primo ginnasio” o “prima media”. C'era stata la riforma Bottai ma da noi o non era stata mai attuata completamente o era stata ritirata dal Governo Badoglio” (p.11).
Questo frammento di un dialogo che si dipana in più di duecento pagine dà conto di come sia possibile legare un ricordo autobiografico all'analisi di quanto accadeva realmente nel mondo della scuola e di problemi e di contraddizioni colte fuori da ogni neutralità descrittiva.
La formazione politica, l'esperienza di caporedattore della rivista “Riforma della scuola”, le battaglie sindacali, la militanza nel Pci, il lavoro editoriale presso la casa editrice “Editori Riuniti”, l'insegnamento nella scuola elementare, il ruolo di Direttore prima e di Ispettore ministeriale si snodano in una narrazione densa di episodi e di spunti interpretativi. Le risposte a domande sempre costruite con attenzione, sensibilità e spirito critico sono, infatti, nutrire dagli esiti di una attenta riflessione teorica e politica su temi quali la formazione degli insegnanti e il loro ruolo nel rinnovamento della scuola, il contrastato decollo di una mai compiuta riforma della scuola secondaria superiore, le ambiguità dell'avvio dell'autonomia scolastica, il ruolo delle discipline ed il rinnovamento dei saperi, il tema della valutazione (degli alunni e del sistema-scuola), la stagione delle riforme e del suo declino. Si tratta di tappe tematiche di un percorso narrativo assai impegnativo e sempre intenso ed avvincente che narra dei protagonisti del rinnovamento e di chi quel rinnovamento ha contrastato, che racconta dei ‘registi’ ma soprattutto degli ‘attori’ della scena educativa e che presenta un lettura assolutamente inedita degli eventi scolastici non priva di interpretazioni dissacranti.
Si deve ad Alberto Alberti e a Paolo Cardoni, al loro coraggio autobiografico - presente sia nelle domande sia nelle risposte che compongono questo dialogo - allo spessore della loro comunanza politica e pedagogica il prezioso mosaico di immagini di una scuola, come quella italiana, ancora in movimento anche grazie al loro impegno.

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