Defensores fidei
Dal presepe al crocifisso
Giorgio Bini
Se fosse dipeso da me, che da una sessantina d’anni non ho a che fare con la religione e non ne sento il bisogno e perciò sono al di sopra di ogni sospetto, le radici cristiane dell’Europa da qualche parte le avrei nominate, se non altro per evitare gli strepiti dei defensores fidei.
Grande difensore delle radici cristiane è l’onorevole Borghezio, esponente della Lega, che quando parla degli Arabi e in genere dei musulmani - in questa fase storica quelli come lui combattono soprattutto una battaglia etnica e un po’ razzista; per anni hanno combattuto contro i meridionali, fra l’altro invocando l’Etna perché facesse strage di siciliani - ricorre al turpiloquio, sicuro di ricevere applausi scroscianti dal suo pubblico di fedeli, che più turpiloquio sente più si esalta, almeno per ora, a dimostrare quanto ci sarebbe bisogno d’educazione permanente.
I leghisti pare che abbiano abbandonato la religione dei loro avi, che dicono fossero celti, e così ci privano d’uno spettacolo annuale trascinante: Bossi che riempiva l’ ampolla d’acqua del Po alla sorgente e andava a versarla nelle acque dell’Adriatico, dove sarebbe arrivata qualche giorno dopo con mezzi propri: chissà se quell’esponente nazionale della Lega che si era addirittura sposato con rito celtico (con tanto di druido?) avrà provveduto a rimediare.
Nel corso dei decenni e dei secoli, la Chiesa ha trovato difensori quanto mai compromettenti. Per tutto l’800, per dire, i liberali le fecero la guerra. Tolsero, fra l’altro, la religione cattolica dalle scuole ma se ne pentirono subito; per decenni i loro esponenti dissero e scrissero che era meglio rimettercela, almeno nell’elementare. E perché proprio in quella scuola lì? Perché vi andavano anche i figli della povera gente, e senza la barriera costituita da un saggio insegnamento religioso chissà che pensieri emancipatori e rivoluzionari potevano nascere nelle loro testoline, ora che per giunta imparavano a leggere e scrivere.
Insomma, la religione come oppio dei popoli. E mai un esponente della Chiesa che facesse sentire la sua voce e affermasse, che so, che c’era di mezzo qualche valore un po’ più alto e che quell’uso, come si sarebbe detto in seguito, strumentale della religione era un insulto alla fede. Gentile, poi, che era filosofo come Buttiglione e Pera, un centinaio d’anni fa disse che “il popolo e i fanciulli” non potevano capire la filosofia, ma una filosofia a scuola ci vuole, sennò che scuola è? Dunque bisognava introdurre almeno nella scuola elementare (sempre lì) un insegnamento confessionale, una pshilosophia inferior. E la Chiesa zitta. E qualche anno dopo, i fascisti, divenuti defensores fidei come ora Borghezio, Buttiglione, Calderoli e Caselli, e Pera e Ferrara, ripristinarono l’insegnamento religioso in tutti i livelli dell’istruzione.
E’ tutta questione di laicità
Tutto questo ha a che fare con la laicità, entità non sempre ben definita, spesso misteriosa, che dovrebbe starci molto a cuore m non sappiamo molto bene che cosa sia.
Laicità non dovrebbe essere sinonimo di non religiosità. Ci sono non credenti laici, che non mescolano religione e politica (ma ce ne sono altri che le mescolano, come si dirà, e tuttavia sono laici anch’essi); ci sono non credenti che adoperano la religione per scopi politici ignobili: ne sono piene le storie di Spagna (il generale Franco godeva dell’appoggio pieno della Chiesa), Italia prima durante e dopo il fascismo, Polonia e altri paesi; ci sono non credenti integralisti e faziosi, sul modello di Ilicev, un tale che lanciava periodiche campagne ateistiche nell’ex Urss (col risultato, oltre tutto, che le nonne battezzavano i nipoti di nascosto). Versioni più attenuate di questo tipo di laicità si hanno in Francia, dove si proibisce a scuola il velo islamico. Il quale velo a noi, occidentali più o meno evoluti, appare piuttosto ridicolo; è molto peggio che le donne arabe immigrate se ne vadano in giro in estate coperte come se fosse inverno mentre i loro mariti le precedono in canottiera. Ma questa è la loro religione, e se non viola le leggi goda della più ampia libertà (le violano, per esempio, i musulmani quando mutilano le bambine, e bisogna impedirglielo, religione o no).
Per dirla in breve: la laicità non si limita a tener separati la Chiesa e lo Stato per quanto è possibile. La Chiesa e lo Stato, certo; ma la religione e la politica? Molte iniziative altamente meritorie - contro la guerra, la miseria, la fame, lo sfruttamento - sono religiosamente ispirate, eppure sono fortemente politiche: i laici dovrebbero “scomunicarle”, per via dell’impronta religiosa? Se un cristiano entra in politica per combattere contro le ingiustizie del mondo ed è la sua religione a dirgli che sono ingiustizie, i laici che combattono le stesse ingiustizie non dovrebbero rallegrarsi?
E’ sempre anche
una questione educativa
Tutto questo, e il molto altro che bisognerebbe aggiungere, ha a che fare anche con la scuola. Che se fosse laica non impartirebbe un insegnamento religioso confessionale ma invece farebbe studiare a tutti, laicamente, il fenomeno religioso nelle sue varie manifestazioni (e anche il “fenomeno non religioso”, che è altrettanto importante ma non interessa a nessuno), e non sarebbe regolata da norme concordatarie. E farebbe il presepio?
La questione presepio sì - presepio no è una tipica discussione su falsi problemi. Se in una scuola c’è l’abitudine di fare il presepio, si faccia; se qualcuno protesta, si discuta con calma e con rispetto reciproco.
E il crocifisso? Natalia Ginzburg in un bell’articolo dell’ “Unità” di qualche annno fa scrisse che quella era un’efficace rappresentazione d’un uomo oppresso e afflitto. Se c’è, lasciamolo e non facciamola tanto lunga.
Insomma ci sarebbe tanto da discutere a scuola, se non ci si dovesse occupare di stupidaggini come il Pof e rimanesse il tempo per occuparsi di educazione (laica, come prescrive la Costituzione).
E don Mazzi, che sta di casa in televisione e una volta assistette sorridendo, accanto all’ineffabile Mara Venier alle sorelle Lecciso che ballavano vestite da suore? Che roba. |